Informazioni Importanti

Nella Grecia antica, il vino era considerato un "rimedio medicina­le": già Ippocrate, nel quarto secolo a.C., consigliava di gustare il vino per calmarsi, come terapia analgesica e delle malattie cardio­circolatorie. Nell'Impero romano, la "bevanda degli dei" veniva prescritta ai soldati come ricostituente e per aumentare la loro resi­stenza nei confronti degli agenti patogeni.

La conoscenza degli effetti benefici di questa bevanda alcolica è stata preservata sino ai giorni nostri. La medicina moderna mo­stra grande interesse per il vino e i suoi componenti: il "parados­so francese" ha destato notevole attenzione. Se paragonati ai loro contemporanei astemi, i francesi, che bevono quotidianamente due bicchieri di vino a testa, nonostante la loro alimentazione sia ricca di grassi, corrono un rischio di infarto cardiaco inferiore del 50%.

Questo è il risultato di un'indagine compiuta in Francia negli anni '80 su 36.000 partecipanti di sesso maschile. Il dottor Serge Renaud, che ha seguito l'indagine e, nel 1992, ha coniato l'espres­sione "paradosso francese", ha ritenuto che il risultato dipendes­se soprattutto dal vino rosso. Egli ha anche mostrato, però, che gli effetti positivi del consumo di vino, nel caso in cui questo sia nettamente maggiore (più di cinque bicchieri), vengono del tutto annullati.

Recentemente, la ricerca ha studiato più nel dettaglio le sostanze del vino rosso che hanno effetti benefìci ed è pervenuta al seguente risultato: è soprattutto ai tannini (del gruppo dei polifenoli) pre­senti nelle bucce dell'uva rossa e anche nel ceppo della vite, che possono essere attribuiti i molteplici effetti positivi del vino rosso. Questi fitocostituenti vegetali biologicamente attivi vengono pro­dotti come sostanze protettive contro lo stress ambientale (dovuto, per esempio, all'irraggiamento ultravioletto o all'inquinamento da ozono), ma anche come "baluardo" contro i batteri patogeni, virus e funghi, dai ceppi delle viti, che devono sfidare il vento e il cattivo tempo. Un rappresentante particolare di questi tannini è il resveratrolo, che è considerato una "sostanza antinvecchiamento" e che, con i suoi numerosi effetti positivi, sembra essersi guada­gnato questo titolo con tutti gli onori.

Resveratrolo: La più importante sostanza del Vino Rosso

Insieme con l'alcol, nel vino sono state riscontrate diverse migliaia di composti. Particolarmente interessante è qui la frazione dei polifenoli, nella quale rientra il resveratrolo (nonostante, dal punto di vista della struttura, questa sostanza sia, in effetti, un derivato dello stilbene). Per quanto riguarda questi fitocostituenti seconda­ri, disponiamo attualmente di una quantità di studi, i quali sug­geriscono, tra l'altro, un potenziale vasoprotettivo. Così, ci sono risultati che mostrano come il resveratrolo favorisca l'irrorazione sanguigna, abbassi la pressione (alta) del sangue e influisca positi­vamente sul metabolismo dei lipidi.

Tuttavia, la "sostanza antinvecchiamento" fa parlare di sé anzi­tutto perché può prolungare la durata della vita delle cellule. In effetti, con mosche della frutta, nematodi e una determinata spe­cie di pesci, si è potuto provare che il resveratrolo può prolungare la vita. Il "freno dell'invecchiamento" attiva determinati "geni di lunga vita" e ciò, ovviamente, rende questa sostanza particolar­mente interessante.

Nondimeno, tra vino e vino, ai fini che qui ci interessano, vi sono differenze: rispetto a quello bianco, in quello rosso si trovano quantità notevolmente maggiori di questa "supersostanza", e ciò dipende dai sistemi di produzione: mentre, per produrre il vino bianco, l'uva viene pigiata velocemente e i preziosi polifenoli non riescono quasi a staccarsi dalle bucce (e dai vinaccioli), il vino ros­so richiede un altro procedimento, durante il quale il succo, le buc­ce e i vinaccioli rimangono per diversi giorni (persino settimane) a macerare. In questo modo, i preziosi fitocostituenti biologica­mente attivi si separano bene dalle bucce e dai vinaccioli dell'uva. Purtroppo, a causa della breve pigiatura, anche i succhi d'uva non riescono a tenere il passo: il contenuto di resveratrolo del succo d'uva bianca e d'uva rossa è esiguo. Tuttavia, anche tra i vini ros­si sussistono grandi differenze per quel che concerne il contenuto di polifenoli, in particolare il resveratrolo, e queste dipendono dai suoli, dai rispettivi periodi vegetativi, ma anche dallo stoccaggio e dai tappi usati per le bottiglie.

Il Resveratrolo come "estintore": Di quali indicazioni disponiamo?

È provato che il resveratrolo inibisce enzimi chiave che svolgono un ruolo rilevante nei processi infiammatori. Anche importanti marker di infiammazione (per es., I'NF-κB e determinate interleuchine) vengono frenati da questo fitocostituente biologicamente attivo. Infine, il resveratrolo è uno "spazzino di radicali" estrema­mente efficiente (si sa che, durante i processi infiammatori, i ra­dicali liberi vengono prodotti in misura maggiore e che, in questi casi, cresce il fabbisogno di antiossidanti).

Nel corso di uno studio pubblicato recentemente, è stato esami­nato l'effetto antinfiammatorio e di stimolazione dell'irrorazione sanguigna del resveratrolo in persone affette da malattie cardia­che. Queste sono state suddivise in tre gruppi: al primo gruppo è stato somministrato, per sei mesi, un preparato placebo, al se­condo gruppo è stato dato un estratto d'uva senza resveratrolo e al terzo gruppo un altro estratto d'uva, sotto forma di integrato­re alimentare, contenente resveratrolo in concentrazioni di 8 mg (dose giornaliera). Dopo sei mesi, il dosaggio dei preparati sommi­nistrati è stato raddoppiato e ai pazienti è stata fornita assistenza medica per altri sei mesi. Il risultato è stato chiaro: soltanto nel gruppo cui era stato dato il resveratrolo (con entrambi gli schemi di dosaggio), si erano visibilmente ridotti i più diversi marker di infiammazione (per es., hs-CRP, TNF-α e determinate interleuchine), mentre l'estratto d'uva privo di resveratrolo e il preparato pla­cebo non avevano determinato alcuna riduzione. Anche i parame­tri dell'irrorazione sanguigna erano migliorati soltanto nel gruppo del resveratrolo.

Sono interessanti anche le indicazioni, fornite dalla ricerca, che suggeriscono un effetto benefico del resveratrolo nella prevenzio­ne delle malattie neoplastiche. Anche questo viene spiegato con l'inibizione, da parte di questa sostanza del vino rosso, di enzimi che scatenano le infiammazioni.

Persino per quanto riguarda la prevenzione del diabete mellito e delle malattie nervose, sembra che il resveratrolo svolga un'a­zione positiva, e questo viene spiegato, tra l'altro, con gli effetti antinfiammatori della "sostanza antinvecchiamento". In occasio­ne di uno studio in doppio cieco controllato con placebo, è stato esaminato l'influsso del resveratrolo sul metabolismo insulinico di persone affette da diabete mellito di tipo 2. I partecipanti cui sono stati somministrati 5 mg di resveratrolo due volte al giorno hanno mostrato, rispetto a quelli del gruppo placebo, un chiaro migliora­mento della sensibilità all'insulina. Questo può influire positiva­mente sulla situazione metabolica in caso di diabete.

Possibilità d'impiego pratico

Si può consigliare un moderato consumo di vino rosso, ossia un bicchiere di vino la sera (con uno o due giorni di astinenza alla settimana). Ulteriori fonti di resveratrolo, come le arachidi o altre noci, ne contengono soltanto quantità esigue che si trovano soprat­tutto nella buccia. Insomma, a chi non tollera l'alcol oppure vuole rinunciare al vino, non resta che assumere resveratrolo sotto forma di integratore alimentare.

Ma attenzione: il resveratrolo non si dovrebbe assumere da solo, bensì combinato con altri estratti vegetali contenenti polifenoli (per es., bacche di açaì, bacche di goji) e con spezie come lo zen­zero e la curcuma (curcumina). Infatti, i diversi "schemi di polife­noli" si integrano a vicenda e, in tal modo, è sufficiente assumere quantità minori di resveratrolo (4-8 mg/die). Si dovrebbe evitare in ogni caso di assumere soltanto il resveratrolo perché non può essere escluso un effetto negativo (pro-ossidante). Anche le "mega dosi" (>50 mg) non sono consigliate. Morale: nell'unione naturale con frutta, spezie e verdura, il resveratrolo può dispiegare i suoi effetti nel migliore dei modi.

Inoltre, vi sono molte differenze per quel che concerne la sua qua­lità, che possono dipendere dalla provenienza. Alcuni produtto­ri, per esempio per motivi legati ai costi, invece del resveratrolo di buona qualità, che costa di più e proviene dal ceppo della vite come pure dalle bucce dell'uva, preferiscono utilizzare quello a buon prezzo, che deriva dal poligono cinese (Polygonum spec.).

 

 

 

Tratto da "La Papaya e gli altri Antinfiammatori Naturali - Una dieta antinfiammatoria, preventiva e curativa" di Michaela Doll. Tecniche Nuove Editore.