Etimologia del nome 

Salvia (Salvia Officinalis) , dal latino salvus, "integro, sano, salvo" e da solvere, salvare . Un significato che non riguarda solo la salute del corpo, ma anche quella dell'anima, laddove Salvia e il rimedio sanificante e salvifico dell'uomo nella sua integrità. Officinalis, con riferimento all'uso officinale della pianta.

Habitat e profilo botanico 

Originaria del Mediterraneo orientale, la Salvia cresce spontanea sui suoli calcarei, ma viene anche facilmente coltivata. Al contrario di altre specie appartenenti alla stessa famiglia botanica, come il Rosmarino (Rosmarinus officinalis L.), predilige le aree luminose, ma cresce bene anche nella mezz'ombra fino a 800 metri.

La Salvia è un suffrutice sempreverde dalle dimensioni modeste, alto al massimo 50-80 cm, con un robusto apparato radicale lignificato e ramificato. I fusti lignificano nella parte inferiore, mentre quella superiore è erbacea con sezione quadrangolare. Le foglie, dotate di una superficie rugosa e tomentosa, possiedono un caratteristico colore grigio-verde; sono sia picciolate, quando si collocano nella parte inferiore della pianta, sia sessili, se crescono all'estremità del fusto. L'infiorescenza è composta da numerosi verticilli di tre-cinque fiori dalla tipica forma di tutte le Lamiaceae, con petali tendenti al viola o rosati. Il frutto è formato da quattro acheni scuri, ovoidali o globosi.

Tradizione

La cultura medica antica dell'area mediterranea considerava la Salvia un rimedio essenziale e miracoloso. Conosciuta sin dal tempo degli Egizi, che la impiegavano nell'arte della mummificazione, questa pianta rientrava tra i rimedi adatti a curare l'infertilità femminile.

Ippocrate la usava per la detersione delle piaghe, mentre Dioscoride e Plinio ne apprezzavano le proprietà cicatrizzanti anche per uso interno, in caso di ulcere.

I greci giunsero a vietarla agli atleti che si cimentavano nelle competizioni sportive, perché la consideravano un eccitante e un euforizzante. Nei secoli successivi, fu ritenuta anche una pianta afrodisiaca.

La Scuola Salernitana la chiamava "Mater Salvia", per le sue mille virtù benefiche che ne facevano una panacea e Trotula De Ruggiero (1050 ca.-?), una delle rare donne-medico del medioevo europeo, la consigliava per favorire il mestruo e per arginarlo se troppo abbondante.

Coltivata in tutti gli orti medievali, l'uso della pianta era così ampio che alla fine del Settecento veniva indicata per ogni malessere: dai reumatismi alle vertigini, dall'epilessia ai parassiti intestinali; le foglie venivano strofinate su denti e gengive per alleviare l'infiammazione e profumare l'alito, ma erano aggiunte anche al vino nella preparazione di rimedi tonici e febbrifughi.

Secondo un racconto leggendario la Salvia sarebbe stata uno dei preziosi ingredienti, insieme ad altre piante aromatiche, del famoso "Aceto dei quattro ladri".

Usata dalla tradizione erboristica per decongestionare la mucosa delle vie respiratorie e quella gastrica, in tisana era impiegata tanto come aperitivo quanto come digestivo. Le sue foglie servivano altresì per irrigazioni vaginali in caso di leucorrea e per la realizzazione di colluttori. Pianta muliebre, la Salvia serviva ad aumentare la fertilità della donna, a favorirne il parto e, al momento dello svezzamento del bambino, per bloccare la montata lattea.

Molto apprezzata in profumeria e cosmetica, rientra nella formula dell'Acqua di Colonia e ancora oggi in quella di numerose creme, lozioni, shampoo e deodoranti.

Anche in Medicina Antroposofica le si attribuisce un tropismo ghiandolare, la si consiglia infatti per controllare una traspirazione anomala e per le sue proprietà galattofughe.

La Medicina Tradizionale Cinese ricorre a un'altra specie, la Salvia milltiorhiza Bunge, la cui specificità risiede nel disperdere la stasi di sangue e attivarne la circolazione.

Riferimenti analogici

Nel 1500 la forma della foglia e la sua rugosità furono considerate una signatura che stava a indicare l'uso di Salvia per le infezioni del cavo orale.

Un altro riferimento analogico è invece rintracciabile nel profumo di questa pianta che viene percepito come molto "severo", solenne, aspro, aggregante, assai meno aereo e celeste di quello, pur intenso, di Rosmarino. È un profumo capace di "accentrare", evitare la mollezza e la dispersione, risvegliare, dare tono e rinvigorire. Questo fa la pianta a livello uterino, laddove un ulteriore stimolo alla contrazione è quella "scintilla" di energia in più di cui vi e necessità per tonificare la dinamica delle contrazioni uterine. Ma è la stessa azione c e si riscontra anche a livello ghiandolare, dove viene arginata un'eccessiva produzione.

Parti Utilizzate: Foglie

Tempo balsamico: giugno-luglio.

Fitochimica

Olio essenziale (tujone, cineolo, canfora, borneolo), dieterpeni (picrosalvina), flavonoidi (genkwanina, salvigenina), acidi fenolici (rosmarino, labiatico), tannini, triterpeni, steroidi follicolinosimili.

Bersagli

  • Cute e mucose.
  • Apparato digerente (fegato e intestino).
  • Apparato genitale femminile.

La sua attività (in uso esterno)

Antisudorifera: per la presenza di tujone e picrosalvina; il primo è attivo sulle terminazioni nervose periferiche delle ghiandole sudoripare con un'azione paralizzante che ne limita le secrezioni, la seconda svolge un ruolo antiossidante evitando cattivi odori.

Micostatica e batteriostatica: attiva su mucose del cavo orale e vaginali; di queste ultime concorre a mantenerne il trofismo per la leggera attività simil-estrogenica.

Astringente, cicatrizzante, riepitelizzante: su mucose e cute, per azione di terpeni e tannini che svolgono un ruolo antinfiammatorio e cicatrizzante.

La sua attività (in uso interno)

Inibitrice delle secrezioni ghiandolari: la stessa azione che in uso esterno si osserva sulle ghiandole sudoripare, in uso interno interessa le ghiandole salivari e mammarie (antigalattogoga).

Digestiva, colagoga e coleretica: azione secondaria conseguente alla sinergia di acidi fenolici e flavonoidi. Migliora la secrezione di succhi gastrici e bile, svolge un'azione leggermente carminativa e antispasmodica. Come conseguenza si hanno ricadute positive sull'equilibrio intestinale.

NB: l'aumento della secrezione biliare ha un effetto solo transitorio.

Antisettica e antiossidante intestinale, riequilibrante della flora batterica: quest'azione locale si somma a quella digestiva precedentemente citata e comporta una modificazione dei cataboliti intestinali e un'inibizione della riproduzione dei microrganismi patogeni.

Estrogenizzante ed emmenagoga.

- Si suppone che i depsidi e altre frazioni del fitocomplesso svolgano sia un'azione di stimolo dell'FSH (e per ricaduta sugli estrogeni) sia un'azione mimetica a livello periferico (gonadico), fornendo una modesta compensazione di tipo estrogenico.

NB: è importante sottolineare che non si tratta di una pianta contenente fitoestrogeni come Soja (Glycine max (L.) Merr.), ma molecole con strutture simili.

- Il tujone, componente dell'olio essenziale, agisce direttamente sulla muscolatura uterina favorendone la contrazione, con un conseguente effetto emmenagogo e antidismenorroico.

- La similarità dei principi attivi di Salvia con le strutture ormonali permette di procrastinare l'entrata nella fase climaterica. Questo comporta altresì una protezione dei tessuti estrogeno-dipendenti (es. connettivi). Migliora inoltre la sintomatologia, soprattutto le vampate di calore e contiene l'eccessiva sudorazione che le caratterizza.

Per cosa è indicato

Infezioni e infiammazioni di mucose (orofaringee e genitali) e cute: es. gengiviti, glossiti, laringiti, tracheiti, leucorree, candidosi, vaginiti, dermatiti, acne, ecc.

Alcune associazioni: Achillea (Tintura Madre), Agrimonia (Tintura Madre), Calendula (Tintura Madre), Camomilla (Tintura Madre), Piantaggine (Tintura Madre), Olmo (Macerato Glicerco), Noce (Macerato Glicerco).

Iperidrosi: anche in fase menopausale (es. sudorazione notturna in seguito a vampate) e nei casi in cui la componente emozionale costituisca un fattore scatenante.

Alcune associazioni: Passiflora (Tintura Madre), Valeriana (Tintura Madre), Olmo (Macerato Glicerco), Platano (Macerato Glicerco).

Difficoltà digestive, infezioni intestinali, spasmi duodenali.

Alcune associazioni: Camomilla (Tintura Madre), Rosmarino (Tintura Madre), Fico gemme (Macerato Glicerco), Mirtillo nero (Macerato Glicerco), Rosmarino (Macerato Glicerco).

Amenorrea ipotonica, oligomenorrea, dismenorrea: in casi di ipoestrogenia in fase fertile e durante il periodo pre-menopausale.

Alcune associazioni: Angelica (Tintura Madre), Calendula (Tintura Madre), Lampone (Macerato Glicerco), Mirtillo rosso (Macerato Glicerco).

Estrazioni e quantità consigliate

Infuso: 4-6 g di droga/dì, distribuiti in 2-3 tazze. Lasciare in infusione 5-10 minuti e coprire per evitare la dispersione dei principi volatili.
Usare tal quale per sciacqui e gargarismi.

Tintura Madre: 20-30 gocce per 3 v/dì.
Può essere diluita al 20-30% in acqua sterile per impacchi, sciacqui, gargarismi.

Estratti Fluidi: 20-30 gocce per 3 v/dì.

Tossicità e controindicazioni

Non tossica ai dosaggi consigliati, le controindicazioni riguardano piuttosto l'uso dell'olio essenziale puro e sono dovute alla presenza di tujone, una molecola che risulta neurotossica e convulsivante.

Sconsigliata durante la gravidanza e l'allattamento.

 

 

 

Tratto da "Piante officinali e Naturopatia - Dalla tradizione alla moderna fitoterapia" di Deborah Pavanello. Edizioni Enea.