Il rabarbaro è una verdura nota per il suo sapore intensamente aspro. Usato anticamente come erba medicinale, è entrato anche in cucina spesso associato allo zucchero, con cui crea un interessante contrasto.

È riconosciuto dalla farmacopea ufficiale, il testo normativo contenente i requisiti e le caratteristiche delle sostanze farmaceutiche definite da organismi nazionali, per la sua spiccata azione lassativa, ma è anche un antiossidante, antibatterico, antimicotico.

Se è vero che ha proprietà curative indiscusse, bisogna tuttavia prestare attenzione anche ai possibili effetti collaterali. Eccone una panoramica.

Rabarbaro tra Oriente e Occidente

Ci sono diverse varietà di rabarbaro, che si distinguono per il colore degli steli che vanno dal rosso al verde. L'odore è caratteristico e aromatico, mentre il sapore amaro e un po’ astringente.

Il nome botanico delle specie più diffuse è Rheum officinale e Rheum palmatum, o rabarbaro cinese. Le specie del genere Rheum sono piante erbacee perenni, molto diffuse soprattutto in Asia.

Il rabarbaro, infatti, era molto utilizzato a scopo medicinale fin dall'antichità, soprattutto tra le popolazioni asiatiche, in particolare di Cina e Mongolia.

Dato che richiede inverni freddi, si trova nelle regioni montuose e temperate di tutto il mondo. Oggi viene coltivato anche in Europa, perché si adatta facilmente al clima temperato.

La pianta è ben riconoscibile per le grandi foglie dotate di lungo picciolo: gli steli possono addirittura superare i due metri di altezza!

Anche i fiori del rabarbaro sono molto belli. Piuttosto grandi, sono riuniti in pannocchie di colore rosa intenso, rosso, giallo o bianco.

I frutti sono delle specie di noci a tre spigoli. Tuttavia non è facile vederli perché, nella coltivazione a scopo alimentare, i fiori del rabarbaro vengono recisi per tempo onde evitarne lo sviluppo, che indebolisce l’apparato radicale della pianta.

La parte più interessante del rabarbaro è infatti la porzione che si sviluppa sotto terra: nel robusto rizoma, da cui si diramano radici carnose, sono contenute le sostanze utilizzate a fini fitoterapici.

Rhizoma Rhei

Il rizoma è la parte di fusto interrata ed è proprio questa a essere oggetto di attenzione in fitoterapia ed erboristeria, grazie ai suoi principi attivi.

A seconda della quantità utilizzata, il rabarbaro può essere:

  • lassativo
  • purgativo
  • astringente

Lassativo naturale

In generale, la medicina popolare considera il rabarbaro un ottimo rimedio per migliorare le funzioni digestive e intestinali, se la sua assunzione viene ben dosata.

In particolare, i glicosidi antrachinonici, pigmenti colorati presenti anche nel rabarbaro, sono stati studiati perché le piante che li contengono vengono tradizionalmente utilizzate come purganti.

In effetti, essi agiscono sul colon stimolando la peristalsi e migliorando la funzione intestinale: riducono il tempo di transito e aumentano i movimenti intestinali.

Perché le preparazioni a base di rabarbaro facciano effetto, è necessario attendere almeno 6 ore dalla somministrazione orale.

Astringente

Allo stesso tempo, però, le preparazioni a base di Rhizoma Rhei sono talvolta usate anche per controllare la diarrea.

Se assunto in piccole dosi, infatti, il rabarbaro ha proprietà astringenti per via dell’effetto dei tannini, motivo per il quale era in passato utilizzato per trattare la dissenteria.

Antiossidante, antibatterico e antimicotico

Il rabarbaro è anche una ricca fonte di composti vegetali antiossidanti, grazie alla presenza di flavonoidi e tannini

Inoltre, i principi attivi di questa pianta sono efficaci contro i batteri di diverse famiglie, per esempio streptococchi e stafilococchi, Helicobacter pylory, Salmonella typhi, responsabile di una grave malattia infettiva diffusa soprattutto in paesi dalle scarse condizioni igienico-sanitarie.

È stata inoltre dimostrata un’attività antimicotica nei confronti di Candida albicans e di Aspergillus fumigatus, che causa affezioni a carico dell'apparato respiratorio.

In alcuni studi, è stato dimostrato che l'estratto etanolico di Rheum officinale impedisce il processo di penetrazione dell'herpes simplex, attestando quindi anche un’attività antivirale del rabarbaro. Qui puoi trovare il RAPPORTO DI VALUTAZIONE del Rabarbaro redatto dalla European Medicines Agency. È in inglese.

Abbassa il colesterolo

Non dimentichiamo che il rabarbaro viene anche consumato in cucina. Ha una consistenza simile al sedano, anche se ha un sapore più amaro e aspro.

Questa verdura è estremamente povera di grassi, ha un buon contenuto di fibre, non contiene colesterolo e il suo apporto calorico è molto basso.

Per questo, come molti altri alimenti di origine vegetale, si attesta come un valido alleato per contrastare l’accumulo di colesterolo.

Vitamina K

Il rabarbaro è un’ottima fonte di vitamina K. Infatti, in una porzione di 100 grammi, fornisce circa il 26-37% dell'RDI (dose giornaliera raccomandata).

La vitamina K svolge un ruolo fondamentale nel processo di coagulazione del sangue. Inoltre garantisce la corretta funzionalità delle proteine che formano e mantengono in forma le nostre ossa.

Il rabarbaro in cucina

Il rabarbaro è buono anche in cucina, e trova impiego in diverse ricette

Il rabarbaro si utilizza come ingrediente cotto di molte preparazioni addolcite con lo zucchero, come ad esempio composte, marmellate, dolci, liquori digestivi a base di erbe.

Il suo utilizzo in cucina, infatti,  si è attestato in tempi recenti, quando lo zucchero è diventato facilmente reperibile.

Le torte dolci al rabarbaro sono particolarmente diffuse nei paesi di cultura anglosassone.

Per l’alimentazione, di solito si usano le coste, mentre l'utilizzo delle foglie è sconsigliato per il loro elevato contenuto di acido ossalico, che le rende tossiche.

Il sapore aspro, caratteristico di questa verdura, è dovuto all’elevata quantità di acido malico, o acido fruttico, presente in molti alimenti di origine vegetale.

Il rabarbaro in erboristeria e cosmetica

In commercio il Rhizoma Rhei è disponibile sotto forma di infuso, tintura madre, capsule.

La polvere ottenuta dal rizoma essiccato di questa pianta viene usata anche in cosmetica. Infatti, ha proprietà antiossidanti e detergenti, che ne fanno un ingrediente di creme specifiche per mantenere la pelle giovane.

Viene usata anche nei prodotti specifici per i capelli, grazie alla sua azione purificante e sebo regolatrice.

Da sempre il rabarbaro è apprezzato per la sua proprietà tintoria, in grado di regalare in ambito tessile intense sfumature giallo arancio. Questa capacità viene utilizzata efficacemente anche sui capelli. Se hai i capelli biondi, puoi usarlo come schiarente naturale che donerà alla tua chioma una tonalità più calda e luminosa.

Effetti collaterali

Attenzione, come abbiamo detto, il rizoma del rabarbaro è considerato un vero e proprio farmaco naturale, quindi va assunto con cautela e sotto il consiglio del medico.

Il rabarbaro è tra le più ricche fonti alimentari di ossalato di calcio. Come si è visto, è contenuto soprattutto per le foglie, ma anche i gambi possono presentarne.

Troppo ossalato di calcio può causare problemi anche gravi alla funzionalità renale. Se soffri di calcoli renali e in caso di infiammazioni croniche che interessano il tratto gastro intestinale, è meglio evitare il rabarbaro.

In generale, i lassativi antrachinonici dovrebbero essere utilizzati solo come terapia a breve termine, perché un uso prolungato può comportare una perdita eccessiva di elettroliti, arrivando anche a causare scompenso cardiaco.

Inoltre, si rischia l’assuefazione fino all’atonia del colon, che comporta l'arresto della peristalsi intestinale.

L’assunzione di rabarbaro in gravidanza e durante l’allattamento è da evitare.