In giapponese, Maitake significa "fungo danzante" (da mai, "danza", e take, "fungo"). Il motivo per cui si chiama così dipende dalla storia alla quale preferite credere. Secondo una leggenda, il nome è dovuto al fatto che le persone ballavano per la gioia quando trovavano questi lunghi nel bosco [...]. Un'altra storia vuole che il nome sia do­vuto all'impressione di uno sciame di farfalle danzanti dato dai corpi fruttiferi sovrapposti.

Nel mondo anglofono, il maitake è noto come "Hen of the Woods (Gal­lina dei Boschi)" perché, crescendo a grappoli, somiglia alle penne arruffate della coda di una gallina intenta a covare. Meno frequentemente, è chia­mato "Sheep's Head (testa di pecora)". Talvolta è detto "re dei funghi" per via delle sue dimensioni. Il nome latino è Grifola frondosa. La Grifola è un fungo presente in Italia. Alcuni studiosi ritengono che tale denominazione sia derivata dal grifone, l'animale mitologico con la testa e le ali di un'aquila, e le zampe posteriori e la coda di un leone. Frondosa vuol dire "fogliacea", perché i cappelli sovrapposti del maitake che cresce allo stato selvatico hanno l'aspetto di foglie.

Il Maitake nel suo ambiente naturale

La principale caratteristica di questi funghi è il fatto che si sviluppano a grap­poli. I cappelli, che in genere hanno un diametro di 10-12 centimetri, si so­vrappongono l'uno all'altro formando una sorta di ammasso, mentre i gambi si fondono insieme. Il maitake cresce ai piedi di querce, faggi e altri alberi dal legno duro morti o morenti. Secondo la tradizione popolare, preferisce i punti dove il fulmine ha colpito il tronco. Un tipico grappolo di maitake ha le dimensioni di un pallone da volley. Può avere un diametro di 50 centimetri e pesare fino a 36 chilogrammi. Il fungo predilige le foreste delle zone temperate settentrionali. E' originario del Giappone nordorientale, dell'Europa, dell'Asia e della fascia orientale del continente nordamericano. Gli intenditori preferi­scono quelli giapponesi per il loro sapore.

Le tecniche commerciali per la coltivazione dei maitake vennero perfezio­nate solo alla fine degli anni Settanta del secolo scorso. Prima di allora, l'unico modo per procurarseli era raccoglierli nel loro ambiente naturale. Si diceva che i cercatori giapponesi fossero estremamente riservati sui luoghi dove cre­scevano. Per contrassegnare il territorio personale nel bosco e tenere gli altri lontani, facevano particolari incisioni nei tronchi. Quelle zone erano chiamate "isole del tesoro", e come trovarle era un segreto gelosamente custodito. Più di un cercatore lo manteneva per tutta la vita, rivelandolo soltanto nel proprio testamento per consentire al primogenito di arrivare al tesoro.

Poiché la coltivazione del maitake è uno sviluppo recente, solo negli ultimi due decenni i produttori sono riusciti a passare dai funghi colti nel loro habi­tat a quelli coltivati. In Giappone, la produzione commerciale, soprattutto a scopi alimentari, iniziò nel 1985 con 325 tonnellate. Oggi, su scala mondiale, supera forse le 50.000 tonnellate.

Studi sul Maitake

Il maitake è un delizioso fungo commestibile, ma i giapponesi lo apprezzano anche per le sue proprietà medicinali. Tradizionalmente, in Giappone era usa­to come tonico per rafforzare il sistema immunitario e aumentare l'energia, e si diceva che prevenisse i tumori e la pressione alta. Per tale ragione trent'anni fa, quando cominciarono a esaminarlo, i ricercatori rivolsero l'attenzione al suo comune oggetto di studio. Medline, il database online della National Library of Medicine, contiene più studi su questo fungo che su tutti gli altri trattati nel presente libro.

Nel 1984, il micologo giapponese Hiroaki Nanba, della facoltà di Farmacia dell'Università di Kobe, identificò una sostanza, presente sia nel micelio che nel corpo fruttifero del maitake, in grado di stimolare i macrofagi. Questa cosiddetta frazione D è una forma standardizzata di composti di betaglucani (principalmente beta-D-glucani).

Nel 1984, Nanba e altri ottennero un brevetto. Negli anni Novanta, egli e il suo collega Keiko Kubo continuarono a studiare il maitake, cercando di migliorare l'attività antitumorale e immunopotenziante della frazione D. Un'ulteriore purificazione di quest'ultima ha prodotto la frazione MD, che secondo Nanba e Kubo è ancora più bioattiva. Fondamentalmente, hanno entrambe le stesse configurazioni di betaglucani, ma la frazione MD è più raffinata e biosomministrabile per via orale.

Maitake e diabete

Il diabete è causato da livelli eccessivamente elevati di glucosio, o zucchero, nel sangue. Si tratta di una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario non funziona bene e agisce a danno di se stesso. Il disturbo insorge quando le cellule immunitarie attaccano erroneamente quelle nel pancreas responsabili della produzione di insulina, l'ormone che trasforma lo zucchero in energia.[...] I sintomi comprendono sete intensa, minzione frequente, affaticamento, formicolio alle mani e ai piedi, e un'ingiustificata perdita di peso. [...]

Sembra che il fungo possa aiutare chi soffre di diabete in due modi: aumentando la produzione di insulina e controllando i livelli di zuccheri. [...] I diabetici saranno felici di apprendere che la maggior parte dei funghi, compreso il maitake, abbassa i livelli di glucosio nel sangue. Tuttavia, se siete ipoglicemici- se avete già livelli bassi - dovete assumere il maitake solo dopo aver consultato un medico, perché tali livelli potrebbero scendere troppo e causare complicazioni.

Sintomi di ipoglicemia sono vertigini, svenimenti, su­dorazione, cefalee e senso di malessere. Uno dei principali meccanismi attivi del maitake è un inibitore dell'alfa-glucosidasi, che limita la digestione degli amidi e l'assorbimento di zuccheri. Di conseguenza, per un effetto ottimale nei diabetici va assunto durante i pasti. [...] La combinazio­ne del maitake con altri funghi può dare come risultato una maggiore efficacia, una riduzione del numero di dosi e un aumento della tolleranza.

Maitake e colesterolo

Il colesterolo è una sostanza grassa e cerosa prodotta dal fegato, essenziale per la rigenerazione delle cellule, la produzione di ormoni e altre importanti funzio­ni dell'organismo. Ne esistono due tipi. Le lipoproteine ad alta densità (HDL o colesterolo "buono") trasportano i lipidi (grassi) nel sangue impedendo che si accumulino; le lipoproteine a bassa densità (LDL o colesterolo "cattivo") depositano i lipidi nel fegato e sulle pareti dei vasi sanguigni, dove possono accumularsi e provocare danni. Le persone con un'alimentazione ricca di grassi saturi rischiano alti livelli di colesterolo nel sangue. Ciò può causare iperlipidemia, aterosclerosi e altri problemi di salute.

I funghi maitake possono avere un effetto inibitorio sulla produzione di lipidi, e pertanto possiedono la capacità di abbassare i livelli di colesterolo.[...]

Maitake e HIV/AIDS

Alla fine degli anni Ottanta alcuni ricercatori giapponesi accertarono, in un esperimento, che dosi orali di frazione D avevano un effetto stimolante sui linfociti T helper, le cellule attaccate dall' HIV. Fu una delle prime indicazioni cliniche che il maitake potesse costituire un potenziale trattamento contro il virus.

Nel 1991, una frazione di maitake risultò attiva nel test diagnostico pre­liminare di un farmaco anti-HIV condotto dal National Cancer Institute (NCI). Secondo il Programma di terapeutica evolutiva del NCI, il composto sperimentale di maitake rivelò una significativa attività antivirale correlata alla dose. Benché la frazione mostrasse un'efficacia contro l'HIV simile a quella dell'AZT (zidovudina, nota in passato come azidotimidina), non venne con­siderata un trattamento promettente a causa della potenziale tossicità cellulare.[...]

Da allora, gran parte della ricerca sugli effetti immunoregolatori della fra­zione MD conferma il suo potenziale uso contro l'HIV. Questa frazione è stata oggetto di un recente studio a lungo termine sulle sue potenzialità benefiche per le persone contagiate dal virus. Il professor Nanba e i suoi colleghi hanno esaminato l'effetto su 35 soggetti HIV positivi di 6 grammi di compresse, o 20 milligrammi di frazione MD purificata combinati con 4 grammi di compres­se, somministrati quotidianamente per 360 giorni. I ricercatori hanno moni­torato i livelli di CD4+ (celluleT helper), la carica virale, i sintomi di infezione HIV, lo status di disturbi secondari e il senso di benessere dei soggetti. Gli effetti sul livello di cellule T helper e sulla carica virale sono stati variabili: le cellule T sono aumentate in 20 pazienti, diminuite in 8 e rimaste costanti in 4.

La carica virale è diminuita in 10 pazienti, aumentata in 9 e rimasta invariata in 2. Circa l'85 per cento dei soggetti, tuttavia, ha riferito un maggiore senso di benessere riguardo ai sintomi e ai disturbi secondari causati dall'infezione HIV. I ricercatori hanno concluso che la frazione MD sembra agire a vari livelli: tramite inibizione diretta dell'HIV, rafforzando il sistema di difese na­turali contro il virus e rendendo l'organismo meno vulnerabile alle infezioni opportunistiche.[...]

Maitake e tumore alla prostata

Recentemente, gli scienziati del Di­partimento di Urologia del New York Medicai Center di Valhalla, nello Stato di New York, hanno condotto esperimenti per studiare l'effetto del maitake sul tumore alla prostata. I ricercatori hanno isolato e sviluppato cellule tumorali resistenti agli ormoni, per poi trattarle in vitro con un estratto di betaglucano di maitake altamente purificato, chiamato Grifon-D. Esaminandole dopo 24 ore, hanno scoperto che erano quasi tutte morte.

Gli scienziati volevano sapere anche come lavora l'estratto Grifon-D in combinazione con la vitamina C. I loro esperimenti hanno prodotto un esito interessante: la vitamina C può rendere il maitake più efficace. Includendola nella dose, sono riusciti a ottenere lo stesso risultato - la morte della maggior parte delle cellule maligne- con un ottavo della quantità di Grifon-D. La vi­tamina C sembra accentuare l'effetto antiossidante del fungo. I ricercatori hanno concluso che il betaglucano del maitake può essere usato come terapia alternativa per il tumore alla prostata.

Maitake come coadiuvante nella chemioterapia

Nel 1997, Hiroaki Nanba presentò alcuni dati clinici preliminari ancora ine­diti sull'impiego del maitake associato alla chemioterapia. Uno studio clinico non randomizzato venne condotto su un totale di 165 malati di cancro agli stadi III e IV, di età compresa tra 25 e 65 anni. Durante la chemioterapia, ai pazienti furono somministrate capsule contenenti la frazione D di maitake con la polvere del fungo intero, ovvero della sostanza naturale che include tut­te le frazioni biochimiche farmacologicamente attive.

Secondo il dott. Nanba, "i risultati indicano che i tumori al seno, ai polmoni e al fegato sono migliorati grazie al maitake, ma il fungo è stato meno efficace contro quelli ossei e allo stomaco, o contro la leucemia". Le reazioni migliori si ebbero combinando maitake e chemioterapia. La maggior parte dei soggetti sottoposti al tratta­mento dichiararono un miglioramento dei sintomi generali, perfino quando non venne osservata regressione tumorale. Inoltre, vi fu un'attenuazione degli effetti collaterali della chemioterapia, come perdita dell'appetito, vomito, nau­sea, caduta dei capelli e dolore.

Maitake e obesità

Mantenere il giusto peso corporeo è importante per la salute. Secondo i Cen­tri per la prevenzione e il controllo delle malattie (Centers for Disease Control, CDC) statunitensi, l'obesità (ovvero un peso pari al 30 per cento o più di quel­lo ideale) nella popolazione ha subito un aumento dal 12 per cento nel 1991 al 17,9 per cento nel 1998. Perché tante persone sono obese? A questa patologia sono associati alcuni geni, ed entrano in gioco anche fattori ambientali.[...]

Recentemente, alcuni ricercatori dell' Università femminile di Mukogawa a Nashihomiya, in Giappone, hanno voluto verificare l'effetto del maitake sulla cellula C3H10T1/2B2C1. Sotto quasi tutti gli aspetti si tratta di una cellula normale, ma presenta la potenziale capacità di gonfiarsi trasformandosi in adipocita, un tipo di cellula adiposa. Si potrebbe dire che queste cellule hanno il potenziale per diventare obese. Di conseguenza, osservarle è utile per determinare in che modo certe sostanze influiscono sulla perdita e l'aumento di peso. Il risultato dell'esperimento ha dimostrato che il maitake inibisce la trasformazione delle normali cellule C3H10T1/2B2C1 in adipociti. [...]

Sembra che il maitake, almeno in una certa misura, riduca il rischio di divenire obesi. Questo fungo può essere utile alle persone che vogliono dimagrire o man­tenere il peso. In uno studio condotto nella clinica Koseikai a Tokyo, a 32 sog­getti sovrappeso furono somministrati quotidianamente 10 grammi di polvere di maitake per due mesi. Senza cambiare la normale alimentazione, dimagri­rono tutti, perdendo in media circa 5,5 kg.[...]

Maitake e fegato

Nel tratto gastrointestinale della persona media ci sono da 1,4 a 1,8 kg di batteri. Alcuni di essi sono utili all'organismo: per esempio, aiutano a preve­nire costipazione e diarrea. Tuttavia, ce ne sono altri nocivi, come quelli che producono una sostanza chiamata D-galattosamina, associata a infiammazioni e tossicità epatiche. [...] Se mangiate fast food o cibi po­veri di fibre, assumere maitake può migliorare la salute del tratto gastrointesti­nale e proteggere il fegato.

Maitake e sistema immunitario

I ricercatori ormai sanno che i betaglucani 1-3 e 1-6 aiutano il sistema immu­nitario, e che lo fanno in modi diversi a seconda dei funghi da cui provengono. Il maitake, per esempio, stimola i macrofagi a produrre un maggior numero di citochine. I macrofagi sono cellule potenti che inglobano e distruggono organismi e sostanze estranei, e le citochine sono messaggeri che avvertono il sistema immunitario della presenza di un invasore.

Scienziati della facoltà di Farmacia e Scienze naturali dell'Università di Tokyo hanno condotto esperimenti in vitro su una citochina denominata fat­tore di necrosi tumorale alfa (TNF-alfa). Questa sostanza simile a una tossi­na è particolarmente abile nell'uccidere cellule tumorali maligne. I ricercatori hanno scoperto che i macrofagi rilasciano TNF-alfa solo dopo aver mangiato un certo tipo di betaglucano ad alto peso molecolare presente nel maitake. Uno studio analogo condotto presso l'Istituto superiore di Farmacia di Tokyo ha concluso che il betaglucano a basso peso molecolare del maitake serve a preparare a un attacco le cellule del sistema immunitario. Sempre nello stes­so istituto, un secondo studio ha esaminato l'interleuchina 6 (IL-6), un'altra citochina nota per la sua efficacia contro le cellule tumorali, notando che il maitake ne stimola la produzione.

Alcuni ricercatori della facoltà di Farmacia dell'Università di Kobe, il gruppo guidato dal professor Nanba, hanno dimostrato che la frazione D polisaccaride del maitake attiva i macrofagi, le cellule dendritiche e le cellule T, inibendo così la crescita delle cellule tumorali. Inoltre, hanno scoperto che la frazione D accentua la tossicità delle cellule natural killer (NK) attra­verso la produzione di interleuchina 12 (IL-12) da parte dei macrofagi da essa attivati. Questi risultati confermano la rilevante attività dei betaglucani della Grifola frondosa in diversi settori delle nostre difese immunitarie, in particolare contro i tumori.

 

 

 

Tratto da "I fungh che guariscono" di Georges M. Halpern. Il Punto d'Incontro Edizioni.