I vaccini classici possono fare dei danni?

Alcuni vaccini hanno fatto realmente un gran bene all'umanità. Tra questi sono sicuramente da annoverare quelli contro difterite e poliomielite. La loro somministrazione ha radicalmente abbattuto il tasso di mortalità dovuta a queste patologie. Altri vaccini non hanno prodotto gli stessi benefici, e le polemiche sull'effettiva azione di alcuni di questi, confrontata con i benefici dovuti semplicemente a un miglioramento delle condizioni igieniche, sono vivissime e sempre attuali.

Senza entrare in polemica sull'uso mirato delle vaccinazioni, e sulle scelte che ogni genitore deve fare in modo consapevole e informato, è bene però ricordare che ogni vaccinazione porta con sé dei rischi che non sono solo limitati alla reazione locale in sede di iniezione. Ogni vaccino può determinare alcune reazioni generali di tipo allergico, reazioni neurologiche precoci (tipo sindrome di Guillain-Barré), alcune possibili reazioni immunologiche tardive, la cui base statistica è stata ormai ben definita (molte malattie autoimmuni, per esempio, sono più frequenti nei soggetti che sono stati vaccinati contro l'epatite B) e alcune altre ancora dibattute, come certe reazioni autistiche. E' utile parlarne in modo che chiunque sappia che l'apparentemente banale "vaccinazione antinfluenzale" può comunque riservare, anche se in rari casi, sorprese che potrebbero comunque orientare le scelte in modo da favorire una forma di prevenzione naturale piuttosto che una forma vaccinale classica.

Come somministrare i rimedi omeopatici ai più piccoli?

I bambini molto piccoli e i lattanti possono avere difficoltà a sciogliere in bocca i granuli, e in genere non è il caso di usare i rimedi disciolti in alcol. Per facilitare la somministrazione, si possono sciogliere una decina di granuli in acqua e poi darne 2- 3 cucchiaini nell'arco di una giornata; oppure sciogliere i 3-4 granuli prescritti in poca acqua e somministrare la soluzione nei giro di qualche minuto

Tra i rimedi omeopatici, che differenza c'è tra un tubo dose e un tubo di granuli?

I tubi dose sono stati pensati per una singola assunzione e sono costituiti da 1-2 grammi di globuli di lattosio e saccarosio di minute dimensioni, molto facili da sciogliere sotto la lingua. Solitamente si usano quando la frequenza di assunzione richiesta è bassa (per esempio una volta la settimana, una volta il mese e così via). Diversamente, i tubi di granuli sono dotati di un dispenser che permette di contare con facilità i granuli, che si devono assumere senza toccarli con le dita. In genere contengono un'ottantina di granuli e sono utili quando la terapia richiede assunzioni frequenti, talvolta anche ogni 10 minuti. I granuli di questo tipo sono leggermente più grandi rispetto a quelli che si trovano nei tubi dose, ma si sciolgono altrettanto bene sotto la lingua.

Come si assumono i minerali?

Esistono diverse formulazioni minerali che vanno assunte con modalità differenti. Il problema principale della somministrazione riguarda essenzialmente la biodisponibilità e l'assorbimento degli oligoelementi nel tratto intestinale. I minerali oxiprolinati, ai quali diamo spesso la preferenza nella nostra pratica clinica, sono caratterizzati da una biodisponibilità molto elevata, che si traduce nella possibilità di somministrare minori quantitativi di prodotto, quindi in una ulteriore riduzione dei già rarissimi effetti avversi. Nella maggior parte dei casi, questi prodotti si presentano sotto forma di polvere o di soluzione liquida (sciroppo). È preferibile assumerli durante un pasto in modo che possano essere assimilati con il cibo. Per la prevenzione delle malattie invernali è sufficiente in genere prenderli con la prima colazione, mentre nei casi acuti, dove è necessario ripetere l'assunzione più volte nel corso della giornata, si possono assumere anche a stomaco vuoto. Gli oxiprolinati inoltre possono essere mescolati senza problemi a cibi 0 bevande, cosa che ne facilita molto la somministrazione ai bambini.

Quando iniziare la prevenzione? E per quanto continuare?

La prevenzione delle malattie invernali dovrebbe iniziare verso la fine di ottobre e proseguire fino alla fine di febbraio. Naturalmente non esiste una data prestabilita per l'inizio e la conclusione della profilassi, e molto dipende dall'andamento della stagione. Per esempio, un ottobre particolarmente mite potrebbe far slittare l'inizio della prevenzione alla metà di novembre, mentre un febbraio con temperature rigide potrebbe far procrastinare l'interruzione alla metà di marzo. La decisione in un senso o nell'altro è lasciata al buon senso di ognuno.

Quante porzioni di frutta e verdura è consigliabile assumere ogni giorno?

L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l'assunzione di almeno 5 porzioni di frutta e verdura fresche durante la giornata, il che fa dei vegetali un alimento fondamentale a ogni pasto, dalla prima colazione alla cena. La scarsità di vegetali freschi nella dieta si traduce in molti casi in un ridotto apporto delle vitamine e dei sali minerali indispensabili per un sistema immunitario forte. L'assunzione di vegetali gioca un ruolo di primo piano nella prevenzione delle più comuni malattie invernali e spesso è più che sufficiente per potenziare le difese immunitarie, anche quelle dei bambini, definiti da sempre fragili di gola o di polmoni. Nella nostra pratica clinica applichiamo (e insegniamo) regolarmente il motto "crudo vivo e colorato", una pratica che consiste nel ricordarsi di mangiare, prima di ogni pasto e di ogni spuntino, un pezzetto di frutta 0 verdura non cotta e non condita. Cioè qualcosa di crudo, vivo e colorato. Basta davvero una pezzo di carota, un pomodorino, una fragola un morso di finocchio ecc. Questa semplice abitudine è utilissima anche per stimolare e mantenere la tolleranza immunologica.

Per chi è indicata la prevenzione?

La prevenzione è indicata per tutti. Naturalmente è cruciale per i bambini e per gli anziani, più sensibili ai malanni di stagione. In generale va praticata da chiunque desideri evitare influenza e raffreddore, o comunque ridurre la durata e l'intensità dei sintomi qualora si presentassero. Proprio per questo, nella nostra pratica clinica, ci troviamo a spiegare le modalità di prevenzione anche a molti manager e liberi professionisti che non possono permettersi di perdere giorni di lavoro per una banale influenza.

Quando e come usare i fermenti lattici?

Quando un bambino o un adulto hanno bisogno di fermenti lattici o comunque di probiotici - particolari supplementi alimentari microbici vivi, che favoriscono la produzione di ceppi microbici utili nell'organismo che li riceve -, ci si domanda spesso come utilizzarli al meglio. In genere, l'assunzione è legata al tentativo di compensare i danni derivanti dall'uso, più o meno necessario, di terapie antibiotiche. Come ogni farmaco, anche gli antibiotici hanno effetti collaterali e, per questo, è importante limitarne correttamente l'uso alle patologie di origine batterica: questa categoria di farmaci è totalmente inutile contro i virus. Con alcuni accorgimenti è comunque possibile compensare alcuni danni, in primo luogo sostenendo la flora batterica intestinale.

Nell'intestino vivono in stretta simbiosi con l'organismo umano un gran numero di specie batteriche "amiche": da un lato, con l'alimentazione, si fornisce loro il nutrimento e, dall'altro, questi batteri rielaborano le materie di scarto trasformandole in molecole indispensabili per il nostro benessere (si pensi tra tutte alle vitamine del gruppo B e alla vitamina K). Quindi via libera all'utilizzo di fermenti lattici vivi, che permettono di ripopolare la flora batterica "amica" danneggiata dagli antibiotici. Ricordiamo che, per una corretta somministrazione, i fermenti lattici vivi devono essere assunti lontano dai pasti. Quindi per esempio alle 11 del mattino, o alle 17. Si utilizzerà il dosaggio prescritto per tutta la durata della terapia antibiotica, e poi per altri 8-10 giorni dopo il termine della somministrazione di antibiotici. Alcuni autori sostengono che, in bambini e adulti particolarmente debilitati, per ricostituire la corretta flora batterica intestinale, sia necessario utilizzare i probiotici per almeno un mese.

C'è una relazione tra allergie e malattie invernali?

I bambini allergici sono spesso più esposti alle malattie influenzali e alle malattie da raffreddamento. Il loro sistema immunitario è in genere già molto impegnato a combattere allergie e intolleranze, quindi con poche difese disponibili da schierare su altri fronti. Un bambino che soffra di una allergia alimentare al latte e ai suoi derivati, ad esempio, e che mangi quotidianamente dolci e dolcetti (contenenti latte), si troverà ad avere gran parte delle cellule immunitarie schierate nell'intestino, lasciando sguarnite le tonsille, il naso e i bronchi (e purtroppo un mucchio di altri organi...). È un rilievo molto comune che adulti e bambini spesso malati in inverno, smettano di ammalarsi a ripetizione e diventino molto più resistenti alle infezioni non appena iniziano a nutrirsi in modo corretto.

Che relazione c'è tra inquinamento e malattie invernali?

Gli effetti irritanti dell'inquinamento atmosferico sul sistema respiratorio sono intensi, e nel tempo si traducono in forme di tipo irritativo di fortissima intensità a livello delle mucose. Tosse, congiuntivite, raffreddore, tracheite e lacrimazione sono tutte forme di reazione dell'organismo alla presenza di sostanze inquinanti. Non si tratta comunque di una specie di "avvelenamento lento", perché la verità è completamente diversa. Le polveri ultrasottili (pm 2,5 e pm 1, più piccole delle pm 10), attualmente non ancora regolamentate a livello normativo, generano danni agli apparati circolatorio e cardiaco praticamente immediati.

L'effetto respiratorio, in persone predisposte, può sommarsi ai danni circolatori e cardiaci immediatamente evidenti, provocando rapidamente guasti di notevole entità. Si tratta di una evidenza scientifica dirompente, che modifica alcune delle nostre certezze. Il fatto che il vicino di casa abbia la marmitta dell'auto o la caldaia del riscaldamento non a norma non è più un problema solo suo. Ogni azione inquinante si riversa sul mondo, e dobbiamo fare in modo di non vivere al limite, dove le nostre capacità di adattamento e di detossificazione sono già al massimo dell'impegno possibile. È necessario quindi curare il nostro organismo per mantenere ai massimi livelli di efficienza il sistema immunitario. Chi aumenta le proprie condizioni di rischio, per esempio mangiando male o fumando, commette una vera imprudenza. Avere a disposizione potenti fonti di antiossidanti, oggi, è una necessità assoluta.

E il bisogno attuale, per chi vive in una città inquinata, non può più essere configurato in base alla normale fisiologia. L'inquinamento crea nuovi scenari, e ognuno deve potersi salvaguardare utilizzando le fonti di vitamine e minerali che meglio agiscono in tal senso. Zinco, rame, manganese, selenio, vitamina C, coenzima Q10, glutatione, mais rosso, resveratrolo, vitamina E, inositolo, deutrosulfazyme sono tra le sostanze più usate e attive nella pratica clinica naturale, e ogni individuo può usarle per migliorare la propria capacità antiossidativa. Di certo sappiamo che la scelta politica orientata alla salvaguardia dell'ambiente non è più una questione opzionale ma strumento di sopravvivenza per tutti.

 

 

 

Tratto da "Influenza e Malattie invernali" di Attilio e Luca Speciani. Giunti Editore.