La parola "macrobiotica" deriva dal greco macrós "ampio, grande" e bioticós "vitale, della vita" ed è un termine che ha radici antiche: compare negli scritti di Ippocrate (460-377 a.C.), di Erodoto (484-430 a.C.), Aristotele (384-322 a.C.) e Galeno (129-200 d.C.).

Il termine venne ripreso alla fine del XVIII secolo da C.W. Hufeland (1762-1836, medico e filosofo tedesco) e in tempi più recenti da due insegnanti giapponesi, Sagen Ishitsuka e Yukikazu Sakurazawa. Quest'ultimo, noto con il nome di George Oshawa, e numerosi suoi discepoli, tra i quali soprattutto Michio Kushi, dedicarono la loro vita all'insegnamento e alla diffusione della macrobiotica, in­tesa non solo come regola alimentare ma come filosofia di vita. Oggi infatti è diffusa in numerosi Paesi.

Indicazioni

Trattandosi di un sistema alimentare più che di una dieta, la macrobiotica richiederebbe comunque degli adattamenti alle esigenze personali.

La sua composizione, con un elevato tenore di carboidrati complessi, può essere molto adatta a chi pratica sport di re­sistenza.

Chi desidera perdere peso può trovarsi bene con la macro­biotica purché sia disposto a realizzare un calo molto gra­duale, ma continuo; in questo caso è superfluo il conto delle calorie, purché si osservino le regole di base e si consumino dei pasti equilibrati.

Per applicare la macrobiotica nella cura di diverse patologie è meglio non affidarsi esclusivamente alla letteratura esisten­te in materia, ma farsi seguire da un medico esperto.

Per il resto è utile che, eventualmente dopo un periodo di applicazione rigorosa, ognuno trovi un proprio modo di pra­ticare la macrobiotica, possibilmente integrandola con le tra­dizioni della propria terra di origine.

Controindicazioni

Salvo per alcuni "livelli" estremi, che, per esempio, prevedono quasi esclusivamente il consumo di riso per lunghi periodi, non vi sono controindicazioni alla macrobiotica.

In che cosa consiste

Nella dieta macrobiotica l'alimento principale sono i cereali, soprat­tutto il riso, che possono rappresentare anche l'80% o più del vitto.

Al secondo posto ci sono le leguminose, con predominanza della soia; seguono quindi le verdure, in modo particolare quelle cotte.

Il consumo di pesce è solo occasionale.

La dieta macrobiotica si distingue anche per un grande numero di specialità; nei negozi di prodotti naturali è possibile trovarne una quindicina circa, dall'umeboshi (una particolare preparazione di prugne) alle alghe, dal gomasio (semi di sesamo tostati con il sa­le) al tamari (salsa di soia a lunga fermentazione).

La cucina macrobiotica non contempla l'uso né di carne né di lat­te o latticini.

Poco spazio è concesso alla frutta e alle bevande.

Viene raccomandato il consumo di vegetali di coltivazione biolo­gica, cioè senza uso di concimi chimici, diserbanti e pesticidi, e l'uso dei cereali integrali, ossia completi di germe e crusca.

Per i macrobiotici è preferibile il consumo del cereale intero, piuttosto che della sua farina elaborata in pasta, pane e simili. Gli integratori alimentari non sono visti di buon occhio: tutto quanto ci è necessario dovrebbe provenire esclusivamente dal ci­bo, possibilmente proveniente dalla propria regione o da zone non molto distanti.

Molto importante è anche il tipo di cottura usato nella prepara­zione dei vari piatti.

La "filosofia" della dieta macrobiotica

Nella dieta macrobiotica è fondamentale il concetto di equilibrio tra yin e yang.

La macrobiotica classifica gli alimenti a seconda che abbiano più yin o più yang, e le esigenze dietetiche di ciascuno di noi, pur in­quadrandosi in uno schema generale (l'ambiente yang è caldo e secco, l'ambiente yin è freddo e umido), variano notevolmente. È importante, quindi, capire di quali alimenti abbiamo bisogno per mantenere un equilibrio tra questi 2 principi perché il disequili­brio causa malattia. Questo tipo di valutazione "energetica", molto diffusa in Oriente, può risultare di difficile comprensione per noi occidentali.

Se si volesse spiegarla in termini biochimici, si potrebbe dire che yin corrisponde a un pH acido (cibi acidificanti) e yang a uno ba­sico (cibi alcalinizzanti), ma non sempre si riscontra questo tipo di coincidenza.

Che cosa ne dicono gli esperti

I pareri sono assai contrastanti, e non potrebbe essere diversa­mente, considerato che la macrobiotica in Occidente non è mate­ria di studio.

Anche se ci sono numerosi medici e terapeuti che hanno speri­mentato con successo sui loro pazienti la dieta macrobiotica, le differenze "teoriche" non permettono di superare la diffidenza del­la nostra medicina ufficiale.

Per citare un esempio: molti nutrizionisti occidentali sostengono che un vitto privo di carne e latticini sarebbe povero di calcio. I macrobiotici invece consigliano l'uso di verdure, leguminose, frutta secca, semi e soprattutto di alghe che costituiscono validis­sime fonti di calcio, al punto da superare i valori RDA (Recom­mended Daily Assumption, assunzione quotidiana consigliata dalle autorità statunitensi).

Che cosa ne pensiamo noi

Vanno riconosciuti alla macrobiotica numerosi meriti. La sua dif­fusione ha infatti risvegliato in buona parte della popolazione l'in­teresse per un'alimentazione meno denaturata, per i cereali inte­grali, per la coltivazione biologica o organica e per le leguminose come fonte di proteine.

Inoltre ha introdotto dei "nuovi" sapori per il nostro palato e ha fat­to conoscere le proprietà curative insite soprattutto in certi cibi. Meno condivisibili sono lo scarso apporto di acqua e liquidi in ge­nerale e quello di frutta e di verdure crude. Anche la regola teori­ca di consumare cibi provenienti dalla propria regione sembra in contrasto con la proposta di moltissimi cibi importati dall'altro emisfero della Terra.

Osservando inoltre come viene in genere praticata da noi la ma­crobiotica, si nota come i principi yin e yang vengano spesso in­terpretati male: si tende a dare eccessivo valore ai cibi yang (per esempio i cereali) e a demonizzare quelli in cui prevale la compo­nente energetica yin (per esempio frutta fresca, insalata, miele), dimenticando che la saggezza orientale propone l'armonia e l'e­quilibrio tra i 2 elementi, che si completano a vicenda.

Nelle persone che seguono le "regole" in modo più rigoroso, a vol­te con fanatismo, si può spesso notare la tanto lodata mitezza d'a­nimo, ma anche un colorito pallido, nonché una tendenza verso la depressione.

Si tratta di una dieta squilibrata nella sua forma "integralista", spe­cialmente se viene seguita con fanatismo.

Un menù tipo

Prima colazione

Fiocchi di avena; toast di pane di frumento integrale a fermentazione naturale; tè bancha.

Pranzo

Sushi di cetrioli e sushi di tempeh con crauti; insalata bollita e tofu; tè bancha con limone.

Spuntino (facoltativo)

Semi arrostiti, oppure frutta secca, oppure polpette di riso, dolci di ri­so o torta di mochi (con riso integrale dolce).

Cena

Zuppa di miso; polpette di miglio con verdure; rafano grattugiato con strisce di aighe nori tostate; crescione scottato e carote con condi­mento di umeboshi e scalogno; torta di cuscus con salsa di pere; caffè di cereali.

 

 

 

Tratto da "Le Diete a Paragone - Tutte le diete a confronto: efficacia, vantaggi, limiti" di Gudrun Dalla Vita. Red! Editore.