Alcune specie delle Actinidiacee furono importate in Europa nel XIX secolo soprattutto a scopo ornamentale. Fra queste Actinidia chinensis Planch., un albero alto 6-8 m, rampicante, con apparato radicale superficiale, dotato di fusto e rami flessibili che necessitano di sostegni. Ispido nelle parti giovani, con foglie grandi, cuoriformi e vellutate di colore verde scuro, ha fiori bianchi, con 5 petali sfumati di giallo e marrone che compaiono verso la fine della primavera: i fiori maschili (staminiferi) e quelli femminili (pistilliferi) sono distinti e situati su piante differenti (dioicismo). Gli stili dei fiori femminili sono disposti a guisa di raggi: da qui il nome Actinidia (dal greco "raggio").

I frutti - di forma vagamente ellissoidale, grandi come una piccola pera, di colore marrone e ricoperti da una sottile, ma robusta, epidermide dotata di una leggera peluria - sono di sapore acidulo e gradevole. Tagliando trasversalmente la polpa, essa si presenta succosa, di un verde brillante con semi piccoli e neri e strie biancastre radiali concentriche. L'albero, che per essere fruttifero necessita della vicinanza di individui maschili e femminili, generalmente prospera bene in terreni umidi, sciolti, profondi, freschi, ricchi di sostanza organica e poveri di calcare. Teme sia i ristagni d'acqua sia la siccità. Il clima ideale è quello temperato, con inverni miti ed estati non eccessivamente calde e asciutte. È molto sensibile alle gelate primaverili.

Cenni storici

Originaria della Cina, forse della valle dello Yangtze, dove cresce come pianta spontanea e viene chiamata yang-tao, questa Actinidiacea era considerata una delizia presso la corte del Gran Khan. Fu segnalata nel 1800 da Fortune, ma solo recentemente ha assunto interesse come pianta da frutto. In campo agronomico ha trovato un ambiente particolarmente favorevole in Nuova Zelanda, dove fu introdotta all'inizio del XX secolo con il nome di "uva spina cinese" (chinese goosberry). Il frutto di questa pianta, esportato in America verso la metà del 1900, venne denominato kiwifruit, per la grande rassomiglianza con il kiwi, l'omonimo uccello neozelandese dalle piume sottili, senza coda e dal lungo becco, emblema del paese australe agli antipodi dell'Italia.

Attualmente l' Actinidia chinensis Planch. viene coltivata estesamente negli Stati Uniti, e, da qualche decennio, anche sul territorio italiano, dove ha trovato condizioni climatiche confacenti. Ormai il kiwi è ma frutto molto noto in Europa, dove viene consumato con regolarità, anche in virtù del suo gusto gradevole, dissetante e rinfrescante, e della sua azione lassativa e depurativa.
In Cina esistono circa 400 varietà di kiwi, la più nota in Europa è la "hayward" a frutti grossi; ma la "bruno", a frutti più piccoli, vanta una migliore resistenza della sua vit. C alla conservazione.

Aspetti nutrizionali ed extranutrizionali

Il kiwi è notoriamente ricco di vit. C (ne contiene percentuali generalmente superiori a limone e arancia) e di acidi organici, fra cui il malico e il citrico, che svolgono funzione digestiva e una delicata azione modulante del pH del sangue. È un frutto dissetante e lassativo, con proprietà antinfettive naturali e antianemiche in virtù del suo contenuto di rame, ferro, clorofilla e vit. C; è un discreto mineralizzante delle ossa (calcio, fosforo, magnesio) e, grazie alle sue fibre alimentari, è anche un buon regolatore dell'assorbimento e del metabolismo di zuccheri, grassi e proteine.

Va mangiato, per quanto possibile, appena raccolto, poiché la vit. C, estremamente labile, cala rapidamente durante la conservazione. Si tenga presente che la vit. C naturale è in realtà un complesso C, composto da due frazioni, l'acido ascorbico (fattore C1) e il pentaidrossi- flavanolo (fattore C2): il primo ha potere antiossidante, mentre insieme promuovono l'eugenesia del collagene.

Vale a dire che se questo frutto è ben maturo e viene consumato fresco, difende l'organismo dall'impatto nocivo di stress infettivi, tossici e nervosi; previene l'ossidazione delle membrane cellulari, diminuendo anche il rischio di cancro; protegge i globuli rossi; stimola il sistema immunitario; abbassa il tasso di colesterolo circolante e mantiene un buon ricambio del collagene. È questa una proteina ubiquitaria nel nostro organismo, la quale partecipa alla rimarginazione delle ferite e alla cicatrizzazione delle ustioni ed è inclusa nella struttura di tendini, muscoli, legamenti, ossa, denti ed endotelio (le cellule che tappezzano la superficie interna dei vasi). In definitiva, visto il suo alto apporto di complesso C, il kiwi aiuta l'organismo a difendersi dalle malattie infettive e degenerative e a mantenere elastici e ben nutriti tutti i tessuti organici.

Composizione chimica e valore energetico del kiwi (per 100 g di parte edibile)
Parte edibile 87%
Valore energetico 44 Kcal
Acqua 84,6 g
Proteine 1,2 g
Fibre 2,2 g
Lipidi 0,6 g
Glucidi 9,0 g
Sodio 5 mg
Colesterolo 0 mg
Calcio 25 mg
Potassio 400 mg
Ferro 0,5 mg
Fosforo 70 mg
Vitamina B1 0,02 mg
Vitamina B2 0,05 mg
Vitamina B3 o PP 0,4 mg
Vitamina A (caroteni) 370 mcg
Vitamina C 85 mg
Acido citrico 990 mg
Acido malico 500 mg
Acido ossalico tr

L'azione antiossidante è molto importante anche per l'azione protettiva nei confronti di nitriti e nitrati: questi composti sono spesso presenti nei cibi a causa della contaminazione urbana e industriale e della concimazione forzata dei terreni, oppure perché vengono impiegati come additivi nei salumi e in altri prodotti alimentari. Dopo essere stati ingeriti, i nitriti e i nitrati tendono a formare le nitrosammine, riconosciute come sostanze altamente cancerogene.

Il kiwi ha un'elevata quantità di fibra alimentare. La pectina, Tinositolo e altri composti parzialmente non assorbibili in esso contenuti creano un appagante senso di sazietà, contribuiscono a modulare i livelli di colesterolo nel sangue e a regolare il transito del contenuto intestinale attenuando la stipsi. Questi composti, inoltre, svolgono un effetto di controllo sul valore della glicemia (glucosio nel sangue) favorendo un assorbimento del glucosio lento e continuo, condizione questa assai vantaggiosa per chi soffre di diabete. L'inositolo è uno dei più importanti composti coinvolti nella disintossicazione dell'organismo, anche perché contribuisce alla mobilizzazione dei grassi depositati nel fegato e alla stabilità delle membrane cellulari. Si è dimostrata la sua utilità anche nel nutrimento delle cellule nervose, di quelle del midollo osseo, degli occhi e del tubo digerente. Sembra utile nella stipsi, nell'asma, nell'ipertensione, dell'ipercolesterolemia, nelle patologie cardiovascolari, nel sovrappeso e nell'insonnia. Favorisce la crescita e la salute dei capelli. È presente, fra l'altro, anche nei cereali integrali, nell'arancia e nel pompelmo.

Il frutto dell' Actinidia chinensis Planch. va dunque considerato un buon regolatore intestinale e metabolico, e inoltre un alimento protettivo nei riguardi delle infezioni, di alcune allergie, delle intossicazioni e delle patologie degenerative.

Preparazioni

Oltre che mangiato fresco, il kiwi può essere consumato come succo freschissimo, ottenuto con una centrifuga per vegetali, assieme a mela, carota, arancia, fragola e limone (questa deliziosa composizione è dissetante, vitaminizzante, reidratante, mineralizzante e delicatamente antiacida). Spesso il kiwi viene inserito in frullati, sorbetti e gelati, ma anche in macedonie e decorazioni di pasticceria tagliato a fettine (l'effetto cromatico e il disegno a raggiera sono molto suggestivi). Assunto la mattina a stomaco vuoto questo frutto è rinfrescante, depurativo e lassativo; dopo i pasti svolge principalmente azione digestiva e regolatrice del metabolismo del colesterolo e del glucosio.

 

 

 

Tratto da "Dieta e salute con gli alimenti vegetali" di Alessandro Formenti e Cristina Mazzi. Tecniche Nuove Edizioni.