Acidi e basi nell'organismo

Quando ci si occupa dell'equilibrio acido-base dell'organismo, si deve avere ben chiaro che, in questo caso, non si tratta di un sistema rigido, come nel caso di una suddivisione in parti uguali secondo, per esempio, il criterio del 50%. No, qui si è piuttosto di fronte a qualcosa di molto dinamico, sempre volto a stabilire e mantenere, entro limiti relativamente stretti, un pH ideale per i diversi processi vitali. Perciò sarebbe forse meglio parlare di un "bilanciamento" acido-base. A mio giudizio, questo termine esprime meglio la dinamica di quanto avviene.

Se, pertanto, si parla di un equilibrio fisiologico acido-base, o di un intatto "bilanciamento" acido-base, ci si riferisce alla necessità dei nostri sistemi di funzionamento di pervenire a condizioni di pH molto specifiche, affinché essi possano assolvere in maniera giusta e completa i loro compiti all'interno dell'organismo. Quando ciò avviene, si è e si rimane sani.

Se l'organismo non è quasi più in grado di mantenere questo equilibrio, o se ci riesce soltanto impiegando tutte le energie e le sue riserve, ciò non toglie soltanto le forze, ma anche la salute. Quando per lungo tempo o in grande misura il pH è inferiore o superiore ai limiti che garantiscono l'equilibrio, il sistema di funzionamento cede: muore, come pure la persona.

Un organismo, molti equilibri acido-base

Con la grande quantità delle più diverse reazioni chimiche che hanno luogo incessantemente nell'organismo, e che lo mantengono in vita, è logico che diverse debbano essere le condizioni ideali per ogni singolo tipo di reazione. Per questo motivo, in ogni parte del corpo, in ogni organo e persino in ogni tipo di cellula, sussistono diversi equilibri acido-base.

Plasma sanguigno e cellule ematiche

Il plasma sanguigno è leggermente basico e il suo pH ideale è di 7,35-7,45. È un range limitato, che deve però essere strettamente rispettato affinché il sangue possa, per esempio, adempiere uno dei suoi compiti principali, ossia quello di trasportare l'ossigeno in ogni distretto del corpo umano.

Se il pH del sangue fosse soltanto un po' inferiore, i globuli rossi avrebbero difficoltà a legare l'ossigeno; con un pH soltanto leggermente superiore, il rilascio di ossigeno alle cellule sarebbe significativamente più difficile.D'altra parte, il carico di lavoro che grava sul sangue, come pure la capacità di questo di sopportare tale carico, è enorme.

Il sangue deve svolgere non soltanto compiti di approvvigionamento, ma anche di rimozione, poiché, lungo la sua cosiddetta strada di ritorno esso deve portare via i "rifiuti" prodotti dal metabolismo extracellulare e da quello intracellulare.

Questi rifiuti metabolici sono costituiti in gran parte da sostanze a reazione acida o da acidi. Il sangue li trasporta agli organi emuntori, ossia reni, fegato e polmoni.

Affinché la nostra "linfa vitale" possa assolvere i suoi compiti in maniera ideale, si deve mantenere a ogni costo un'oscillazione del valore di pH piuttosto ristretta. Sono ben quattro i sistemi tampone che vigilano su ciò e che contribuiscono in misura diversa all'attenuazione dei carichi acidi.

Di minore importanza sono i sistemi tampone fosfato e proteinato, i quali contribuiscono soltanto, rispettivamente, al 5% e al 7% al "lavoro dei tamponi". Molto più importanti sono il sistema tampone dell'emoglobina e il sistema tampone bicarbonato, che contribuiscono, con la loro capacità tamponante, rispettivamente al 35% e al 53%.

L'emoglobinato è in rapporto direttamente proporzionale all'emoglobina (ossia la sostanza colorante dei globuli rossi), il cui contenuto viene misurato in occasione delle normali analisi del sangue; se esso è troppo basso, la capacità tamponante del sangue è limitata; se invece esso è significativamente superiore al valore normale, ossia a 7,40, allora si può ritenere che sussista già una leggera acidosi latente, non ancora riconoscibile mediante dei sintomi.

Già un'acidosi di questa modesta entità può avere conseguenze da prendere seriamente in considerazione: le cellule ematiche perdono elasticità, si irrigidiscono e possono muoversi soltanto difficilmente attraverso i capillari, per adempiere da lì i loro compiti di approvvigionamento e rimozione. Da ciò dipendono, per esempio, la carente irrorazione sanguigna delle parti periferiche del corpo (piedi freddi!) e l'accumulo di scorie in tessuti più remoti (cellulite).

L'apparato digerente

La digestione è un processo talmente rilevante che sarebbe necessario prestarle la massima attenzione, anche se ciò avviene, in realtà, troppo di rado. In fin dei conti, qui si tratta della cosa più importante: la trasformazione degli alimenti in vita. Anche in questo caso, l'equilibrio acido-base svolge un ruolo decisivo. Potete scegliere voi se godervi l'esistenza senza pensieri oppure se vegetare nel tempo, deboli e spossati.

La bocca ne fa parte...

La digestione inizia in bocca. Nonostante ognuno di noi lo sappia, nella frenesia del quotidiano lo si dimentica spesso. Siate sinceri: vi prendete sempre il tempo di masticare accuratamente ogni boccone almeno trenta volte? Questo sarebbe necessario per sminuzzare e insalivare adeguatamente gli alimenti, affinché arrivino allo stomaco in porzioni piccole e vengano ulteriormente e velocemente digeriti. Del resto, le ghiandole salivari mettono giornalmente a disposizione sino a 1,5 litri di saliva, che possiamo e dovremmo utilizzare. Con un pH da 6,4 a 6,8, il liquido salivare è leggermente acido. Affinché la ptialina possa svolgere in maniera ideale la sua azione, il pH dovrebbe essere, tuttavia, di 7,0. Questo valore si riscontra soltanto in persone ben deacidificate.

Fin qui, è tutto chiaro ma chi ha il tempo di gustare davvero tranquillamente il proprio pasto in quelle brevi "pause pranzo"? Inoltre, la maggior parte degli snack e dei pasti pronti non invoglia poi tanto alla masticazione. Per lo più vengono mandati giù in fretta e... ciao! Così, però, non funziona, poiché gli organi della digestione che devono intervenire dopo (stomaco e intestino), devono svolgere tutta l'attività digestiva da soli. Questo non soltanto comporta un tempo di digestione più lungo, ma è anche più faticoso e, attraverso la stanchezza, si percepisce una "riduzione delle prestazioni", inevitabile dopo un pasto consumato in fretta e furia.

Insomma, prendetevi il tempo di mangiare tranquillamente, masticate a fondo e scegliete, possibilmente, alimenti freschi e naturali. In questo modo, non soltanto i vostri denti avranno qualcosa da fare, ma vi proteggerete contro l'acidosi. Inoltre, mangiare lentamente e masticare a fondo offre un piacevole "effetto collaterale" a tutti coloro che tengono alla linea.

Infatti, poiché lo stomaco comunica al cervello di essere sufficientemente pieno con un ritardo di 10 sino a 15 minuti e soltanto in seguito interviene il senso di sazietà, chi mangia in fretta trangugia solitamente troppo cibo durante i pasti, con le note conseguenze per... il ventre e i fianchi.

Se lo stomaco si inacidisce...

Quando il bolo alimentare sminuzzato e insalivato perviene nello stomaco, vi trova un ambiente del tutto diverso. Affinché, anche qui, possa essere messa in moto la digestione, devono essere attivati alcuni enzimi che "lavorano" soltanto in un ambiente molto acido. A ciò provvede l'acido gastrico (un forte acido cloridrico), che fa diminuire il pH sino a 1. Inoltre, l'acido gastrico svolge una specifica funzione di "poliziotto della salute", togliendo di mezzo i numerosi batteri e funghi che vengono assunti con il cibo.

Tuttavia, le cellule parietali dello stomaco non producono soltanto aridi corrosivi, ma anche, al contempo e in medesima misura, bicarbonato di sodio (basico), che è la più importante sostanza tampone del nostro organismo. Allo scopo, le cellule parietali prendono le sostanze di partenza, ossia il cloruro di sodio e l'anidride carbonica, e le trasformano in acido cloridrico e bicarbonato di sodio.

Mentre, in condizioni normali, l'acido cloridrico permane nello stomaco e viene consumato per la digestione, il bicarbonato di sodio entra come sostanza tampone nel circolo sanguigno e negli organi basofili (che assorbono basi), che sono pancreas, fegato, cistifellea e intestino tenue. Da là, esso viene rilasciato, all'occorrenza, nell'apparato digerente affinché vi si stabiliscano condizioni di pH ideali.

Se questa "ondata basica" non è sufficiente per compensare lo stato di iperacidità nelle altre parti dell'apparato digerente, sarà necessario altro bicarbonato di sodio, il quale, tuttavia, viene messo a disposizione soltanto insieme con aggiuntivo acido cloridrico. Ne consegue l'iperacidità gastrica, dapprima percepibile sotto forma di pirosi, che può portare poi alla formazione di ulcere gastriche.

Le Feci

"Le feci di alcune persone sono talmente acide da provocare persino bruciore all'ano, dopo l'evacuazione. Ciò non dovrebbe succedere, poiché ne potrebbero facilmente conseguire fissurazioni ed emorroidi.

L'intestino di molte persone è afflitto da fermentazione e putrefazione. È così che vi si possono generare le peggiori tossine (persino tossine cadaveriche), come l'indolo e lo scatolo. Quando, per esempio, la carne ingerita non viene metabolizzata ed evacuata dall'intestino dopo al massimo tre giorni, si generano tossine della putrefazione, come quelle di un cadavere nella tomba."

Dinamica intestinale

Dopo la predigestione, che ha luogo nello stomaco, il chimo procede suddiviso in porzioni e, attraverso il piloro, perviene nel duodeno. Qui viene neutralizzato dai secreti del pancreas (il pH è 7,6-8,2) e della cistifellea (pH 7,0-7,5), come pure da altri succhi alcalini, dimodoché, nel duodeno, possano essere digeriti i grassi, le proteine e i carboidrati.

Il piloro si riapre soltanto dopo, per lasciare entrare una nuova porzione di chimo, quando la precedente è stata neutralizzata nella giusta maniera. Se la basicità dei menzionati secreti ghiandolari non è sufficiente, a causa di un'iperacidità, potrà trascorrere molto più tempo prima che intervenga la neutralizzazione. In conseguenza di ciò, il cibo predigerito rimarrà più a lungo nello stomaco, causando senso di pienezza, eruttazioni ed eventualmente anche mal di stomaco.

Le conseguenze di un ambiente duodenale troppo acido possono essere anche più gravi: grassi, carboidrati e proteine vi vengono digeriti in maniera incompleta; la digestione definitiva potrà avere luogo soltanto nelle successive sezioni dell'intestino (intestino tenue e intestino crasso). Tuttavia, ciò arreca danno alla flora intestinale dando luogo a processi di fermentazione e putrefazione che intossicano l'organismo. Poiché molti prodotti della putrefazione sono acidi, ha così inizio un circolo vizioso che intensifica sempre più l'acidità.

Ce ne possiamo accorgere per via di stipsi o diarrea, flatulenza e sgradevole odore emanato dalle feci, come pure da un alito cattivo. È però ancora più importante osservare che un intestino troppo acido riesce soltanto limitatamente a cedere al sangue, attraverso le pareti intestinali, vitali sostanze proteico-energetiche. Ciò causa perdite di energie fisiche e psichiche e indebolisce notevolmente il sistema immunitario, che viene preservato e regolato all'80% dall'intestino.

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"Nell'intestino giace la culla della morte"

Questa frase, pronunciata circa cinquecento anni fa dal famoso medico Paracelso (1493-1541), non ha perso il suo significato. Si tratta soprattutto di una sfida. Per me, significa interrompere il fatale circolo vizioso dell'iperacidità che può affliggere l'intestino e di molte malattie croniche. Se si riesce a vincere l'acidosi (e ciò è possibile, come spiegherò più avanti), si può anche ripristinare un sano funzionamento intestinale e restituire a questo importante organo il suo ruolo centrale.

Il tessuto come deposito di acidi

Il nostro organismo dispone solitamente di numerosi sistemi tampone, i quali possono "attutire i colpi inferti dagli acidi". Questi tamponi possono anche essere oberati di lavoro e ciò causa iperacidità nei rispettivi ambiti organici. Per quanto concerne il sangue, che ha l'importante compito di trasportare prodotti metabolici, contenenti acidi, agli organi emuntori, ma il cui pH deve variare soltanto entro limiti molto ristretti, ciò può diventare difficile. Per questa evenienza, il nostro organismo ha pronte due soluzioni d'emergenza, che allontanano il rischio maggiore, ossia quello di un'acidosi ematica, ma che purtroppo non escludono altri problemi.

Una di queste soluzioni consiste nel rimuovere dal circolo sanguigno le sostanze contenenti acidi e nel depositarle, sotto forma di scorie, in distretti remoti, apparentemente meno delicati del tessuto connettivo, dove devono rimanere temporaneamente immagazzinate, sino a quando una nuova "ondata basica" (bicarbonato di sodio proveniente dalle cellule parietali dello stomaco) le laverà via, portandole dove saranno espulse. Ciò funziona in un organismo sano, ma non quando vi sono già problemi di acidosi, che purtroppo oggigiorno sono molto diffusi.

È in tali circostanze che ciò che dovrebbe essere temporaneo diviene una condizione permanente: la discarica si trasforma in un deposito definitivo. Quando le scorie si sono annidate stabilmente nel tessuto, esse lo induriscono, rendono difficile l'irrorazione sanguigna, impedendo così, in misura crescente, non soltanto una corretta alimentazione delle cellule tissutali, ma anche la successiva eliminazione delle scorie. Ne conseguono disturbi circolatori, dermopatie, reumatismi extrarticolari e altre patologie di cui riferirò più avanti.

Aumenta, in tali casi, soprattutto il rischio di malattie infiammatorie. La minaccia di un'infiammazione viene normalmente segnalata da una leggera iperacidità del rispettivo ambito tissutale. Vengono quindi messi in allarme i globuli bianchi, i quali "accorrono" subito per svolgere la loro attività di difesa, come pure quella di attenuazione del processo infiammatorio. Se tuttavia l'acidosi dei tessuti è già eccessiva in partenza, essi non riescono neanche ad attivarsi e l'infiammazione può propagarsi indisturbata.

Tra i fattori di rischio del cancro intestinale (cancro del colon-retto) rientrano aspetti genetici, il sovrappeso, la carenza di movimento, diete errate o povere di frutta e verdura basica, come pure di fibre alimentari, e un'eccessiva assunzione di acidi grassi animali, carne, generi voluttuari e zucchero.

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Gli acidi... quei "ladri di minerali"

La seconda soluzione di emergenza volta a ripristinare in qualche modo il necessario equilibrio acido-base può avere conseguenze particolarmente drammatiche.

Se le "normali" riserve basiche dell'organismo non sono più sufficienti a mantenere l'equilibrio acido-base, il corpo deve ricorrere ai suoi minerali basici.

Ciò ne "consuma" davvero le sostanze, poiché nelle ossa, nelle articolazioni, nei denti, nei capelli e nelle unghie (per nominare soltanto alcune delle parti interessate) i minerali basici come il calcio, il potassio e il magnesio svolgono un ruolo veramente importante. Menziono qui esiti come l'osteoporosi, l'artrosi, la carie, la caduta dei capelli, la fragilità delle unghie: questi problemi possono insorgere oppure aggravarsi sostanzialmente in conseguenza di un'alterazione dell'equilibrio acido-base.

Acidi che danno sui nervi

Quando qualcuno dice che una persona è "acida", può essere che questa sia semplicemente stressata, arrabbiata, stanca, svogliata. In breve: le sue condizioni psicofisiche stanno per tracollare. Può esservi un nesso con l'equilibrio acido-base? La domanda è... superflua, poiché, in realtà è proprio così!

Il sistema nervoso vegetativo (o autonomo), cioè quella parte del nostro sistema nervoso sul quale non possiamo intenzionalmente influire, nasconde due importanti "sottosistemi" che, in un certo senso, si completano a vicenda come due antagonisti: il sistema simpatico (chiamato anche semplicemente "simpatico") e il sistema parasimpatico (semplice- mente "parasimpatico"). Mentre il simpatico, che potrebbe essere chiamato "nervo dello stress", reagisce soprattutto agli stimoli provenienti dall'esterno e, in presenza di questi, attiva immediatamente l'attacco, la difesa o la fuga, il para- simpatico fa l'esatto opposto. Quando interviene quest'ultimo, ci si calma, le energie fisiche si rigenerano e tutto si risistema in maniera sana.

È chiaro che entrambi i sistemi sono importanti per vivere e sopravvivere; tuttavia, al fine di rimanere sani e sentirsi bene, tutti e due dovrebbero trovarsi in armonia. Ciò avviene quando acidi e basi sono in equilibrio. In tal caso, a una fase acida, durante la quale reagisce il simpatico, segue presto una fase leggermente basica, durante la quale il parasimpatico attenua l'agitazione, induce la calma e fa recuperare le forze.

Non appena gli acidi prendono il sopravvento nell'organismo, il sistema nervoso vegetativo ne viene disturbato e il simpatico diviene iperattivo. Tutto ciò ha delle conseguenze che non solo fanno "inacidire", ma anche ammalare. Anche in questo caso, interviene un circolo vizioso, come spesso succede nell'ambito dell'argomento qui affrontato.

Dalla sua causa (un'iniziale acidosi) derivano gli effetti qui descritti (una predominanza del simpatico) che, d'altro canto, accentuano il problema che ne è la causa, sicché aumenta l'iperacidità dell'organismo. Cause ed effetti si alimentano a vicenda. A lungo andare, ciò sfocia in una condizione cronica chiamata simpaticotonia, alla quale si riconducono una serie di patologie croniche, come dettagliatamente descritto nel capitolo "Malattie connesse all'acidosi (dalla A alla Z)".

 

 

 

Tratto da "Il Tuo Equilibrio Acido-Base" di Hannelore Fischer Reska e Andreas Hammering. Tecniche Nuove.