Che cosa sono i probiotici?

Il termine «probiotico» deriva dall'unione della preposizione latina «prò» («a favore di») e dell'aggettivo «biotico» («biologico»), derivante dal sostantivo greco «bios», «vita». Nel linguaggio comune i termini «fermenti lattici» e «probiotici» sono spesso utilizzati come sinonimi. In realtà, con «fermenti lattici», come già spiegato, si fa riferimento a microrganismi che producono acido lattico, mentre «probiotici» identifica microrganismi di differenti specie, in grado di avere un effetto benefico sulla flora batterica intestinale e sulla salute dell individuo, ma che non necessariamente producono acido lattico.

Il nostro tubo digerente contiene miliardi di batteri raggruppati sotto la dicitura «flora intestinale», detta anche «microbiota». I probiotici sono microrganismi che vivono naturalmente nel microbiota, costituendo intorno al 15% di tutta la flora presente nell'intestino. Sono definiti probiotici non solo quelli nostri, autoctoni, ma anche i microrganismi ben definiti, studiati, preparati e continuamente rinnovati contenuti nei molti prodotti industriali che si trovano in commercio. Solitamente sono contenuti negli integratori alimentari largamente disponibili in svariate formulazioni e modalità di assunzione (capsule, polvere liofilizzata, flaconcini da bere), ma possono essere anche naturalmente presenti in alcuni alimenti oppure venire aggiunti artificialmente.

Gli alimenti e gli integratori alimentari contenenti batteri vivi, con effetto benefico sul benessere del consumatore, costituiscono un settore rilevante del mercato degli alimenti cosiddetti «funzionali», alimenti cioè capaci di apportare al consumatore benefici non legati al contenuto in macro-nutrienti, ma a specifici ingredienti «attivi» nel modulare alcune funzioni fisiologiche. Il loro consumo è in continua espansione.

I probiotici, secondo la definizione ufficiale di FAO e OMS, sono «organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell'ospite». In Italia il Ministero della Salute ha definito i probiotici «microrganismi che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l'organismo», sostanzialmente riprendendo la definizione delle due organizzazioni ONU.[...]

È da sottolineare infatti come nella definizione FAO-OMS non si faccia cenno all'origine umana del ceppo batterico come criterio per la selezione e definizione di probiotico e ci si basi invece sul tipo di effetto causato. Questo criterio è stato invece ritenuto indispensabile da tanti studiosi, che sottolineano l'importanza dell'imprinting umano dei microrganismi e del fatto che devono essere specie-specifici (umano-compatibili) e non appartenenti a vacche, capre ecc.

Solo quelli che si sono evoluti in simbiosi con l'uomo possono riconoscere la specie umana e svolgere la loro azione benefica da probiotici. Al di là delle definizioni più o meno articolate, si possono evidenziare queste caratteristiche essenziali dei probiotici: 

  • sono di origine umana (devono essere presenti nell intestino umano, creando colonie permanenti)  
  • resistono all'acidità dello stomaco e all'azione della bile, cioè superano la «corsa a ostacoli» rappresentata dal sistema digerente e sono capaci di aderire alla mucosa riproducendosi e formando colonie permanenti
  • hanno effetti benefici scientificamente riconosciuti  per la salute. Agiscono antagonizzando i microrganismi patogeni e producendo sostanze antimicrobiche, e non si limitano a utilizzare parte del cibo, come commensali e saprofiti
  • la loro sicurezza deve essere comprovata [...]. La maggior parte di quelli attualmente noti sono or¬ganismi inclusi nella lista GRAS (Generally Recognized As Safe) e pertanto il loro utilizzo è considerato sicuro.

I loro effetti dipendono dai ceppi selezionati (ne esistono migliaia e ogni ceppo ha un'attività e un'azione proprie), dalla concentrazione assorbita giornalmente e dal metodo di fabbricazione dei prodotti (affinché i probiotici restino vivi). Riempire una bustina o una capsula di miliardi di probiotici non serve a nulla, se solo una piccolissima quantità arriva viva all'intestino. È quindi essenziale disporre di una selezione di ceppi resistenti all'acidità gastrica dello stomaco e ai sali biliari del duodeno.
I probiotici sono classificati in termini di genere (Lactobacillus), specie (helveticus) e ceppo (R0052).

Quelli attualmente conosciuti possono appartenere alla categoria dei lattobacilli o dei lieviti. I più famosi e conosciuti microrganismi probiotici sono senza dubbio di origine batterica, ma al momento è studiata anche l'utilità, in tal senso, dei lieviti. L'unico lievito utilizzato come probiotico, fino ad ora, è stato il Saccharomyces boulardii (utilizzato nella prevenzione e nel trattamento di svariate forme di diarrea, tra cui quella dovuta a infezione da Clostridium difficile).

Funzioni particolari dei probiotici

La presenza dei probiotici è essenziale, ma appare evidente che a comandare è la quota preponderante, composta da batteroides (25%), eubatteri (25%), fusobatteri (9%) e peptostreptocacee (9%). I probiotici (bifidobatteri 12% e lattoba¬cilli 2-3%) svolgono un ruolo importante nel mantenere in equilibrio i vari gruppi batterici e nel favorire, quindi, lo stato di salute dell'organismo.

I lattobacilli e i bifidi si trovano in ogni distretto intestinale in numero variabile, ma solo in alcuni svolgono un'azione probiotica diretta o sinergica con le altre componenti intestinali, mentre in altri sono dei normali «commensali».Nell'intestino nel suo insieme (tenue e crasso) i bifidobatteri sono più numerosi dei lattobacilli: da 6 a 10 volte. Sono quasi la totalità dei probiotici nel lattante, svolgono funzioni essenziali nello sviluppo del neonato, mentre i lattobacilli intervengono in un secondo momento.

Il lattobacillo acidofilo si trova nella parte antrale dello stomaco (grande curvatura) in colonie non grandi, però sufficienti a proteggere lo stomaco dall'invadenza dell' Helicobacter pylori (secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità l'80% della popolazione mondiale è positiva a questo batterio).
Sono proprio i batteri probiotici a svolgere un ruolo assai importante e talora critico nel metabolismo intraluminale di numerose sostanze, come sali biliari, steroidi, lipidi, proteine e zuccheri. Agiscono modificando il pH del tenue, attivando enzimi luminali o producendone di propri, lavorando in simbiosi con altri batteri presenti o con lieviti quale la Candida albicans nel metabolismo degli zuccheri.

Il metabolismo delle proteine e il loro assorbimento è controllato dai bifidobatteri, che prosperando bene in questa zona impediscono la perdita di aminoacidi essenziali e la formazione dei metabolismi patogeni con formazione di ammoniaca. Attraverso enzimi da essi stessi prodotti detossificano l'ambiente intestinale, prevenendo l'infiammazione. La carenza di probiotici, regolatori del pH nel tenue, può favorire non solo la proliferazione patogena ma anche compromettere l'attività degli enzimi digestivi, che grazie al lavoro dei probiotici hanno un pH di attività ottimale. Questa carenza comporta una degradazione inferiore dell'alimento e una maggiore disponibilità a nutrire i batteri patogeni e la produzione di tossine.

Nell' intestino tenue, oltre che i bifidobatteri, preziosi per le loro attività metaboliche, sono presenti anche i lactobacilli. Hanno un' importanza maggiore rispetto ai bifidi per la loro capacità di contrasto diretto antibatterico, sia contro i patogeni residenti, sia contro quelli che penetrano nel tenue attraverso l'alimentazione. I lattobacilli, dal punto di vista metabolico, hanno la capacità di idrolizzare la caseina, con il vantaggio che non si produce la Interleuchina 4 (IL-4), che è la citochina attivante la reazione allergica.

Gli isoflavoni della soia devono subire un' idrolisi da parte dei lattobacilli, soprattutto dell'Acidofilo e del Ramnoso GG, per poter essere utilizzati con profitto nella menopausa. Il Lactobacillus acidophilus contribuisce a diminuire l'intolleranza al lattosio causata dalla carenza dell'enzima lattasi (beta-galattosidasi), producendo esso stesso significative quantità dell'enzima e quindi aiutando a digerire in modo più completo il lattosio. Anche il farmaco Salazopirina è attivato dall'idrolisi fatta dall'Acidofilo, utilizzando l'enzima azoreduttasi.

Nell'intestino crasso (o colon) vive un numero davvero grande tra probiotici, batteroidi e patogeni. A livello della valvola ileo-cecale la concentrazione di batteri si alza fino a raggiungere picchi di 10.000 miliardi nella sola flessura splenica (curva del colon sotto alla milza). In questa zona le feci sono concentrate, semi-solide, e la velocità di transito è molto rallentata, per cui si hanno le condizioni migliori per la proliferazione batterica. L'intestino crasso è un ambiente anaerobico, cioè senza ossigeno e i batteri che vi abitano sono quindi sostanzialmente anaerobici: i bifidobatteri sono sicuramente gli abitanti benefici più rappresentati in questo organo.

Senza la protezione acida dei probiotici, i patogeni si moltiplicano e risalgono fino al tenue, favorendo la formazione di ptomaine, date dalla decarbossilazione di proteine mal digerite, che sono potenti vasocostrittori. I microrganismi putrefattivi sono responsabili della produzione di sostanze tossiche, come il fenolo, l'indolo, l'ammoniaca, e di ammine vasocostrittive, come l'istamina e la cadaverina, che, oltre ad affaticare fegato e reni, possono causare diarrea, coliti e gastroenteriti.

Un altro distretto che può essere facilmente colonizzato dai batteri del colon e soprattutto del retto è la mucosa vaginale. Il lavoro svolto dai batteri probiotici è quello di denucleare le cellule di sfaldamento e di trasformare il glicogeno indotto dall'estrogeno in acidi lattici, propionici e acetiri per creare un ambiente a pH 4,2 che protegge la mucosa vaginale contro le infezioni, sia di batteri provenienti dall'esterno, sia di quelli che potrebbero giungere dal retto (es. Escherichia coli); inoltre mantiene la popolazione di patogeni residenti in numero molto basso.

La disbiosi intestinale, disequilibrio tra ceppi batterici, può interferire anche con la capacità adesiva dell'ovulo fecondato, impedendone l'impianto. Questa interferenza tra sistema intestinale e apparato genito-urinario è ancora poco studiata. Ormai in via di completa definizione è anche il rapporto tra i probiotici e il sistema immunitario. È stato dimostrato che il sistema immunitario associato alla mucosa intestinale (Galt) è attivato in presenza di particolari microrganismi probiotici, così come si è visto che pazienti affetti dal morbo di Crohn e da artrite cronica giovanile, due patologie autoimmuni, ottenevano dei benefici dall'introduzione di un ceppo liofilizzato di Lactobacillus casei.

Esistono poi lattobacilli, come il Fermentum LF3, che producono grandi quantità di Glutatione, un potente antiossidante, che protegge dalla ossidazione le giunzioni serrate. Questa funzione aiuta il corpo a proteggersi dalle cosiddette «intolleranze alimentari», perché riduce l'assorbimento di sostanze non correttamente digerite. Un'ipotesi che il professor Fasano, dell'università di Baltimora, ha formulato sull'insorgenza della malattia celiaca, grave intolleranza alimentare, è che l'uso di alcuni tipi di antibiotici in età pediatrica faccia scomparire in modo definitivo dei ceppi specifici, non ancora identificati, di batteri. Soprattutto in età adulta, questi batteri sono in grado di fare un lavoro di supplenza sulla digestione del glutine.

Oltre a questa funzione metabolica diretta sulle proteine del cereale, il Lattobacillo Fermenturn LF31 sottrae glucosio, di provenienza amidacea, all'utilizzo da parte di batteri saprofiti che altrimenti lo trasformano in metano, acqua e anidride carbonica. Questa trasformazione porta ad aumentare la produzione di gas intestinale che porta fatalmente ai sintomi classici della colite. Di fondamentale importanza è l'equilibrio tra le diverse specie della flora batterica, in cui sono presenti batteri ad azione nociva (Pseudomonas aeruginosa, i batteri appartenenti ai generi Staphylococcus, Clostridium, Proteus, Veillonella), batteri ad azione protettiva, che diventano nocivi in particolari condizioni (Escherichia coli, enterococchi, streptococchi, batteroidi) e che l'organismo tollera in virtù delle loro funzioni metaboliche, e batteri ad azione protettiva (appartenenti ai generi Lactobacillus, Bifidobacterium, Eubacterium). Questa funzione è demandata specificamente ai probiotici per cui alla loro diminuzione seguirà un aumento della flora patogena.

 

 

 

 Tratto da "Kefir. Il fermento della salute" di Jolanta Kowalczyk. L' Eta dell'Acquario Edizioni.