Origini botaniche, storiche, culturali

Il Ginkgo biloba esisteva già quando ancora la terra era popolata dai dinosauri (più di 200 milioni di anni fa), e conserva tuttora impronte "arcaiche" nella sua struttura. Resti fossili di Ginkgo biloba si ritrovano anche in Italia, negli strati corrispondenti al Miocene superiore e al Pliocene, soprattutto in Piemonte, in Veneto e nella provincia di Forlì. I resti fossili di foglie e di fiori di Ginkgo biloba, confrontati con quelli degli esemplari attuali, sembrano non mostrare alcuna differenza, e solo recentemente è stato chiarito definitivamente che il Ginkgo attuale appartiene sicuramente alla famiglia originaria apparsa sulla terra milioni di anni fa.

Le successive glaciazioni hanno poi segnato la scomparsa quasi totale di questa famiglia che ha trovato condizioni climatiche adatte alla sopravvivenza solo nei lidi semitropicali dell'Asia Orientale rivolta verso l'oceano Pacifico. In questi luoghi i monaci cinesi, che lo considerano un albero sacro, ne iniziano la coltivazione nelle vicinanze dei monasteri, salvandolo dall'estinzione totale. Il Ginkgo è una delle poche piante che in Giappone è sopravvissuta all'esplosione atomica di Hiroshima ed è oggi considerata la più resistente all'inquinamento atmosferico. Ginkgo biloba porta in sé la longevità, la bellezza del portamento, la resistenza a batteri, a funghi e a virus, e la tollerabilità a condizioni avverse.

La scoperta del Ginkgo si deve al medico naturalista tedesco Engelbert Kampfer (1651-1716), che lo osservò in Giappone verso l'inizio del 1770 di ritorno da un viaggio nell'Estremo Oriente per conto della Compagnia delle Indie Orientali. Un secolo più tardi il botanico svizzero Augustin Pyramus de Candolle (1778-1841) scoprì i fiori femminili dell'albero deducendo così che ogni pianta ha un suo sesso definito. In Cina, il Ginkgo viene chiamato "pè kuo" che significa "frutto bianco" e "yinshing" che vuol dire "albicocco argentato", oppure anche "kung-sun shu" che vuol dire "albero del nonno e del nipote": infatti la pianta femmina di Ginkgo produce semi solo quando è vecchia.

Ciò significa che questi semi diventano utili al nipote dell'uomo che li ha piantati. Il termine latino Ginkgo deriva dalla traduzione che il medico Kampfer fece del nome originario cinese della pianta. Al termine Ginkgo fu poi aggiunto biloba per indicare la particolare forma delle foglie costituite da due metà unite fra loro. Linneo, cui dobbiamo il sistema di classificazione botanica tuttora in uso, esitò a lungo prima di inserire il Ginkgo biloba nella sua opera fondamentale non sapendo come classificarlo. Solo due secoli più tardi sarebbe stata fatta maggior luce sulle caratteristiche botaniche di questa pianta.

Principi attivi delle foglie di Ginkgo

Le foglie di Ginkgo biloba forniscono una droga da cui si prepara un estratto che ha dimostrato di possedere molteplici attività farmacologiche. Esse contengono due tipi principali di costituenti: terpeni e flavonoidi. Di particolare interesse sono alcuni diterpeni identificati con il nome di Ginkgolidi A, B, C, M, J, il Bilobalide, i Glicosidi Flavonoici derivati del quercetolo, del campferolo, ed alcuni Bioflavonoidi tra cui il Ginkgetolo. Accanto a questi componenti sono stati inoltre individuati composti alifatici, fenolici, polisaccaridi e acidi organici.

I ginkgolidi sono fondamentalmente degli antagonisti del PAF (fattore aggregante piastrinico) coinvolto nei processi di aterogenesi. I flavonoidi sono dotati di proprietà antinfiammatorie e "radicai scavenger", cioè controllo dei radicali liberi. Il bilobalide è in grado di proteggere il Sistema Nervoso Centrale in caso di danno cerebrale dovuto a ischemia. La frazione terpenica migliora il metabolismo energetico del cervello. Le più recenti ricerche scientifiche evidenziano un fitocomplesso, ancora non ben identificato, in grado di rafforzare l'effetto terapeutico delle sostanze già individuate, come ben dimostrano gli effetti ottenibili con i principi attivi singoli e con l'estratto di Ginkgo in toto.

Unitamente a questi principi attivi particolari, le foglie di Ginkgo contengono numerose altre sostanze quali proantocianidine, acidi organici (come l'acido acetico) e un derivato dell'acido benzoico che hanno proprietà farmacologiche. Gli acidi ginkgoici hanno caratteristiche chimiche simili all'acido acetilsalicilico. L'acido ginkgoico, il bilobolo, il ninnolo e il ginnone hanno un'azione estremamente irritante e velenosa. Il contenuto di principi attivi della pianta può variare in relazione ai cosiddetti fattori ambientali: qualità del terreno (acidità, permeabilità, ecc.), durata dell'illuminazione solare, densità dell'aria, apporto idrico e di sostanze nutritive; alle caratteristiche della pianta (ad esempio la qualità delle sementi); al ciclo vitale; alle infestazioni di parassiti.

Le piante, infatti, producono i principi attivi durante la fioritura o durante la maturazione dei semi, e questi principi sono contenuti solo in particolari parti della pianta. Per evitare queste variazioni sono stati fissati internazionalmente delle regole che indicano la scelta della specie, il tipo di coltura, l'epoca della raccolta, le parti utilizzabili della pianta e la successiva lavorazione.

Cenni di Farmacologia e Farmacognosia

I principi attivi sono sostanze contenute nei vegetali che agiscono sull'organismo e possono essere usate a scopo terapeutico. La parte della pianta che contiene i principi attivi viene definita droga. La farmacologia studia la chimica e le proprietà dei principi attivi e i loro meccanismi d'azione su organi e apparati del corpo umano; la posologia e il corretto impiego terapeutico. Questi meccanismi non sempre sono conosciuti. La conoscenza dei principi attivi (farmacognosia) è fondamentale per favorire sinergie ed evitare antagonismi. I principi attivi vegetali sono stati classifica in grandi gruppi, fra cui:

  • Alcaloidi
  • Eterosidi
  • Oli essenziali
  • Sostanze tanniche
  • Mucillaggini
  • Sostanze amare
  • Saponine
  • Resine

Gli alcaloidi sono sostanze organiche azotate di natura basica abbondanti nelle piante delle regioni tropicali con attività eccitante o depressiva sul sistema nervoso centrale (SNC).

Gli eterosidi sono sostanze che per idrolisi si scindono in uno zucchero e in un principio attivo non glucidico (definito genina). La loro attività dipende dal tipo di genina.

Gli oli essenziali sono miscele di sostanze volatili estratte per distillazione in corrente di vapore o per spremitura, ad attività antisettica, espettorante, diuretica, ecc.

Le sostanze tanniche o tannini sono composti polifenolici ad azione antinfiammatoria, emostatica, vasocostrittrice ecc.

Le mucillaggini sono polisaccaridi con azione protettiva sulle mucose.

Le sostanze amare hanno proprietà stimolanti le secrezioni gastriche.

Le saponine sono sostanze eterosidi con attività antinfiammatoria, flebotonica, ecc.

Le resine sono essudati vegetali con azione lassativa, antisettica, espettorante, ecc.

Proprietà Terapeutiche dell'Estratto di Ginkgo Biloba

L'azione terapeutica spesso deve essere esercitata a più livelli affinché si abbia un buon risultato. In natura esistono piante la cui azione medicamentosa si basa su una combinazione di azioni determinate dall'attività sinergica dei suoi costituenti. Questo è quanto avviene con l'estratto di Ginkgo biloba, un estratto idroacetonico ottenuto in ambiente alcolico o idroalcolico, tale per cui il solvente acetonico non estrae gli acidi ginkgoiici responsabili della tossicità a livello gastrointestinale e delle manifestazioni allergiche.

In tal modo l'azione polivalente del fitocomplesso produce effetti terapeutici efficaci nel trattamento di diverse patologie. L'estratto di Ginkgo Biloba agisce su tutto il sistema circolatorio spiegando così la sua efficacia nelle malattie cardiovascolari. In particolare l'estratto esercita attività terapeutica sui disturbi legati ad alterazioni della circolazione cerebrale mediante un'azione di riparazione del danno vascolare e di ripristino della circolazione nel tessuto ischemico.

L'estratto di Ginkgo biloba funziona anche come neuroprotettivo, migliorando il metabolismo cerebrale con un'azione protettiva sui neuroni danneggiati dall'ischemia; inoltre agisce sul sistema colinergico riparando parzialmente i neurotrasmettitori danneggiati dall'invecchiamento e migliora la capacità di adattamento allo stress.

L'estratto si ottiene dalle foglie essiccate utilizzando una miscela di acetone e acqua che, dopo evaporazione del solvente, viene sottoposta a numerosi trattamenti per eliminare le sostanze indesiderate (come ad es. l'acido ginkgoico) e concentrare i principi attivi quali i glucosidi flavonoidi e i lattoni terpenici. 

 

 

 

Tratto da "Ginkgo Biloba" di Massimo Bernardini. OM Edizioni.