Una pianta che viene dal deserto

Il fico d'india (o ficodindia), Opuntia ficus-indica, è una delle principali specie del genere Opuntia, piante appartenenti alla famiglia delle cactacee (Cactaceae), originarie delle Americhe, dove sono diffuse nelle zone aride tropicali e subtropicali. Il fico d'india cresce ormai spontaneo in tutto il bacino del Mediterraneo, Italia compresa, ed è l'unica opunzia naturalizzata in Europa. Le opunzie hanno una particolarità rara nel regno vegetale: non solo hanno fiori e frutti commestibili, ma se ne può mangiare anche parte del fusto.

Per questa ragione e per la straordinaria capacità di crescere rigogliose in alcuni tra gli habitat più ostili della Terra, le opunzie sono state un alimento base della dieta delle popolazioni native del Sudovest degli Stati Uniti, di coloro che si sono poi insediati nell'America centromeridionale, come pure degli abitanti di alcune zone dell'Europa e del Medio Oriente. In molte sue varietà l'opunzia non è stata apprezzata solo come cibo, ma anche come medicamento. I conquistatori spagnoli del Messico furono i primi europei a sperimentare i benefici delle opunzie nella cura dei marinai affetti dallo scorbuto, la terribile malattia causata dalla carenza di vitamina C, di cui, appunto, l'opunzia è ricca.

Tutti i nomi dell'opunzia

Opuntia streptacantba, Neomammillaria miocarpa, Coryphantha vivipara, Ferocactus viridiscens: ecco alcuni nomi latini che i botanici danno ai vari tipi di Opuntia, come abbiamo visto, il fico d'india si chiama Opuntia ficus-indica. Nella famiglia delle cactacee, l'Opuntia è il genere più ricco di sottogeneri, di varietà di forme, di dimensioni, di colori ed è quello che cresce più facilmente perché le piante non devono essere coltivate o irrigate e resistono ai cambiamenti climatici più duri.

I due rami principali del genere Opuntia sono le Platyopuntia, cui appartiene il fico d'india, e le Cylindropuntia. Le Platyopuntia sono riconoscibili per i fusti piatti, chiamati anche pale o nodi, che crescono distanti gli uni dagli altri. La differenza principale tra le due famiglie dell'Opuntia è il modo con cui sono strutturati i fusti: le Platyopuntia, per sostenere le pale, sviluppano una rete di fibre che può essere facilmente recisa; le Cylindropuntia invece si ramificano, al loro interno, in un fusto legnoso che è molto difficile da tagliare.

 

 

Un'altra differenza è la bontà dei frutti: il frutto delle Platyopuntia è una delizia dal gusto molto simile all'anguria, anche se più polposo e punteggiato da piccoli semi neri; il frutto delle Cylindropuntia, invece, ha un gusto così cattivo da essere immangiabile. Un'ulteriore differenza tra queste due famiglie riguarda ciò che si trova all'interno delle pale: praticando una leggera pressione sul tronco delle Platyopuntia si può estrarre un succo amaro e appiccicoso che si può bere in momenti di emergenza, ma soprattutto utilizzare per le sue proprietà medicamentose; al contrario, le Cylindropuntia hanno un tronco duro e privo di mucillagini. Le piante non sono classificate per i loro tratti individuali, ma piuttosto per gli elementi che ognuna ha in comune con le altre della stessa famiglia. Una caratteristica comune delle opunzie è che ogni specie ha dei piccoli ciuffi di setole, detti glochidi, che crescono in cima a ogni verruca.
Le opunzie possono non essere spinose, ma sono sempre coperte di glochidi, minuscole protuberanze terminanti in denti uncinati, a volte sottili come la peluria di pesca, ma molto irritanti e difficili da togliere, che spesso causano problemi maggiori delle spine.

L'habitat originario del fico d'india

Grazie alla sua longevità e adattabilità, il fico d'india è tra le piante più diffuse della famiglia delle cactacee. Lo si trova in pianura, nelle zone montagnose, anche ad altezze considerevoli, nella giungla, lungo il mare, nelle zone subtropicali, nelle regioni aride o semiaride.
L'habitat originario del fico d'india è il deserto che misteriosamente sostiene la vita degli animali e delle piante, quando sanno adattarsi e sopravvivere alle sue condizioni. Il deserto di Sonora, situato nel Sudovest degli Stati Uniti, è probabilmente l'habitat originario delle cactacee.

Si estende su un territorio immenso, ricoperto da uno strato uniforme di pietre della dimensione di un uovo, con valli e altopiani sorprendentemente ricchi di forme di vita vegetale e animale. Una catena di montagne frastagliate fa da sfondo alla vegetazione: cactus, alberi e cespugli dai colori che svariano in una trentina di tonalità diverse. In alcune zone la vegetazione è simile a quella della giungla: le piante si intrecciano tra loro, con un dispiegamento di foglie e rami singolarmente contorti che cattura l'immaginazione. In un simile scenario si può facilmente immaginare la Terra della preistoria.

Le opunzie, che si diffondono più di qualsiasi altra cactacea, hanno vita breve, ben raramente superano i vent'anni. Si propagano velocemente, rigenerando con facilità foglie, callosità delle radici e semi nell'arco di tutto l'anno, perché sono piante perenni. Sono considerate da alcuni botanici come la più tenace e adattabile delle cactacee. Non è un caso dunque che le opunzie si siano rapidamente naturalizzate e diffuse in numerosi territori: in Africa, dove sono coltivate dal Marocco al Sudafrica, in Italia, in Israele, in Spagna, negli Stati Uniti, in Messico, in Colombia, in Brasile, in Perù, in Bolivia, in Cile e in Argentina.

Proprietà curative del fico d'india e di altre opunzie

Le pale dell'opunzia sono un magazzino di sostanze nutritive: contengono infatti una buona dose di minerali come potassio, magnesio, calcio e ferro, e sono ricche di vitamine dalle proprietà antiossidanti, come la vitamina A, sotto forma di betacarotene, contenuta in quantità simili a quelle presenti negli spinaci, e la vitamina C, in misura elevata.

Le pale, contengono la gamma completa di aminoacidi, elementi necessari per la formazione delle proteine, compresi gli otto aminoacidi essenziali che l'organismo umano non è in grado di produrre, ma che deve assumere con il cibo. I benefici derivanti dal consumo degli aminoacidi sono di vasta portata: le proteine sono infatti implicate nelle interazioni di molte sostanze chimiche all'interno del corpo. È molto raro che una pianta possa fornire una varietà di aminoacidi come quella presente nelle opunzie, straordinaria caratteristica che moltiplica i vantaggi offerti da un alimento nutriente, ricco di fibre e con limitato contenuto di grassi. I vegetariani possono trovare nelle pale (o nopales, singolare nopal, come sono chiamate con termine spagnolo nelle confezioni di prodotti da loro derivati) una sorgente di proteine di alta qualità.

I benefici per la salute

Nel 2002 il "Journal of the American Pharmaceutical Association" ha pubblicato uno studio sull'utilizzo di prodotti a base di erbe da parte delle popolazioni dell'America latina. Gli autori riportano che l'opunzia, oltre a essere un alimento comune nella dieta dei popoli latinoamericani, è uno degli ipoglicemici maggiormente studiati. I pazienti, cui è stato chiesto se utilizzassero il nopal per le proprietà ipoglicemiche, come alimento o per entrambi gli scopi, hanno risposto, nella maggior parte dei casi, che lo utilizzavano sia come alimento sia come rimedio; soltanto una bassa percentuale degli intervistati lo impiegava esclusivamente come cibo. In generale hanno dichiarato di usare il nopal regolarmente, una volta ogni due giorni, come parte della dieta o quando si accorgono che i loro livelli di zucchero sono elevati.

Le pale dell'opunzia per combattere il diabete

Studi recenti sulle opunzie hanno indagato per verificarne le proprietà di rimedio antidiabetico e diverse ricerche pubblicate sul "Journal of Ethnopharmacology" e su "Diabetes Care" hanno documentato l'efficacia dell'uso delle pale dell'opunzia nel trattamento del diabete di tipo II. Gli studi hanno fornito risultati molto positivi, che mostrano un notevole effetto ipoglicemico nei pazienti affetti da diabete mellito non insulino-dipendente (NIDDM). Le ricerche hanno anche evidenziato una riduzione dell'assimilazione di glucosio e un miglioramento della risposta insulinica, dimostrando successivamente che l'alto contenuto di flavonoidi presente nelle pale contribuisce a ridurre gli indesiderati lipidi a bassa densità, cioè il cosiddetto "colesterolo cattivo". 

Secondo Charles W. Weber, professore di Scienze Alimentari all'Università dell'Arizona, la componente più importante delle opunzie è la fibra solubile, presente principalmente sotto forma di mucillagini e di pectine. Le mucillagini sono il liquido appiccicoso, dal nome scientifico di polisaccaridi mucillaginose, che esce dalla pala quando viene tagliata. I polisaccaridi sono la sostanza attiva principale di erbe immuno-stimolanti, come l'aloe vera, l'echinacea, l'astragolo e il fungo asiatico.

I frutti: poveri di calorie, ricchi di vitamine e minerali

Alla fine dell'estate maturano i frutti, che variano, secondo la specie, per colore (verde, rosso o violaceo) e dimensioni (da 5 a 6 cm di lunghezza e da 2 a 3 cm di diametro). I frutti hanno una forma simile a quella del kiwi e si vendono nella loro buccia spinosa, o già sbucciati in vaschette sigillate. Il frutto contiene poche calorie ed è una delle parti più gustose dell'opunzia: l'ideale per chi vuole tenere il peso sotto controllo. Dopo averlo sbucciato con attenzione, può essere consumato così com'è oppure preparato in vari modi. Il frutto delle opunzie è ricco di cofattori che rafforzano il sistema immunitario, contiene infatti quantità significative di calcio, magnesio e potassio e anche una notevole percentuale di composti antiossidanti, flavonoidi compresi. Come le pale, il frutto ha un alto contenuto di vitamina A, sotto forma di betacarotene, e di vitamina C.

Salute e Benessere

Negli ultimi anni, i frutti delle opunzie sono stati sottoposti ad attente ricerche che hanno evidenziato correlazioni positive tra il loro consumo e la diminuzione dei livelli di glicemia. In uno studio pubblicato dall' "International Journal of Pharmacognosy", i ricercatori hanno riscontrato che l'assunzione giornaliera dei frutti delle opunzie produce effetti positivi.

Studi condotti presso l'Università dell'Arizona da Maria Luz Fernández, una delle principali ricercatrici dell'opunzia, ne mostrano gli effetti sul metabolismo del colesterolo; la ricerca comprende infatti anche l'uso della pectina, una sostanza glutinosa che si trova nel frutto dell'opunzia. I risultati delle prove di laboratorio indicano una diminuzione del colesterolo nel plasma, dovuta principalmente a una diminuzione delle lipoproteine a bassa densità. Questi e altri risultati inducono a pensare che la pectina dell'opunzia possa ridurre la risposta dell'organismo al glucosio.

Valori nutritivo del ficodindia per 100 g di frutto
Valore energetico 40 Kcal
Grassi 0,5 g
Carboidrati 9,6 g
Proteine 0,7 g
Fibre dietetiche 3,6 g
Colesterolo 0 mg
Calcio 56 mg
Sodio 5 mg
Fosforo 24 mg
Potassio 220 mg
Ferro 0,3 mg
Magnesio 85 mg
Zinco 0,12 mg
Rame 0,008 mg
Selenio 0,6 mg
Tiamina, vitamina B1 0,001 mg
Vitamina C 0,001 mg
Riboflavina, vitamina B2 0,06 mg
Niacina, vitamina B3 o PP 0,5 mg
Piridossina, vitamina B6 0,06 mg
Folati 6 mg
Vitamina B12 0 mg
Vitamina A (I.U.) 51 mg
Vitamina E (A.T.E.) 0,01 mg

I fiori

In primavera, dal corpo dei frutti delle opunzie, nascono fiori di color giallo, arancione o rosa. Come le pale e i frutti, anche i petali dei fiori contengono sostanze attive ricche di proprietà curative, soprattutto flavonoidi. Al pari dei cinorrodi della rosa, i petali del fiore dell'opunzia sono raccolti, essiccati e venduti, sfusi o in bustine, sotto forma di capsule o di estratto liquido.

Cucinare i fichi d'india

Marmellate, gelatine e conserve

Tutte le marmellate e le conserve dovrebbero essere conservate in barattoli a chiusura ermetica. Per sterilizzare marmellate e conserve, riempite un barattolo che avrete precedentemente riscaldato con le preparazioni calde, fino a mezzo centimetro dal coperchio. Chiudete con il coperchio e fate bollire i vasetti per dieci minuti a bagnomaria.

Marmellata di fichi d'india

Ingredienti

- 2,5 kg di fichidindia interi

- 1 tazza e 1/2 di zucchero grezzo

- 2/3 di tazza di acqua

- 2 cucchiai e mezzo di succo di limone

- 1 fetta di arancia alta 0,5 cm.

Preparazione

Sbucciate i fichidindia, tagliateli a metà nel senso della lunghezza ed eliminate i semi. Preparate uno sciroppo, mescolando in una pentola lo zucchero, l'acqua e il succo di limone, e fatelo bollire. Cuocete i frutti con la fetta d'arancia nello sciroppo, fino a farli diventare trasparenti. Prima di mettere il composto in barattoli sterili, togliete la fetta d'arancia. Dopo aver chiuso i vasi con i coperchi, bolliteli a bagnomaria per 15 minuti.

 

 

 

Tratto da " Cactus Medicine" di Ran Knishinsky. Edizioni Red!.