Che cos' è un allergia?

L'atteggiamento di resistenza della medicina istituzionale nei confronti dell' effettiva esistenza del problema delle intolleranze alimentari, dato comunque da una mancanza di conoscenza, ha generato soprattutto nei non addetti ai lavori, ma non solo, una grande confusione nella definizione della problematica e delle sue differenze rispetto alle manifestazioni allergiche, che riguardano in particolar modo il meccanismo di sviluppo, i tempi nell' evidenziazione del problema e le conseguenze.

Se è vero che entrambe le problematiche dimostrano un' eccessiva reattività del sistema immunitario, è altrettanto vero che il processo che porta all' una piuttosto che all' altra è completamente diverso e interessa elementi diversi dello stesso sistema immunitario. Per comprendere le differenze che portano allo sviluppo di un' allergia piuttosto che all' intolleranza è necessario in primo luogo conoscere meglio gli elementi (anticorpi) del sistema immunitario che reagiscono al contatto con l'antigene: le immunoglobuline (Ig).

Questi elementi sono prodotti dai linfociti B che hanno il compito di promuovere un' azione infiammatoria in conseguenza del contatto con l' antigene. Fra i diversi tipi di immunoglobuline quelle che hanno un ruolo da protagonista nello sviluppo dell' allergia sono le IgE (immunoglobuline E); esse hanno la caratteristica di promuovere una potentissima azione infiammatoria pressoché immediata che si evidenzia nei sintomi dell' allergia che ben conosciamo. I linfociti B che producono le IgE si trovano soprattutto nei polmoni e nella cute.

Quindi, predisposizione genetica o fattori di disturbo (abuso di farmaci, vaccini, inquinamento, etc.) mettono in crisi l' equilibrio del sistema immunitario che, se sotto stress, venendo a contatto con importanti quantità di un elemento (polvere, polline, pelo animale, etc.) che in condizioni di salute ed equilibrio era tollerato o tenuto a bada, induce una reazione dei linfociti B che producono immunoglobuline di tipo E che si legano all' antigene, scatenano la potente azione infiammatoria e si ha così, l' allergia. In definitiva il soggetto allergico diviene tale perché, per i motivi espressi in precedenza, perde la capacità di regolare le corrette risposte immunitarie che solitamente permettono al nostro organismo di tollerare tutto ciò di cui viene a contatto e che lo circonda.

Che cos'è un' Intolleranza alimentare?

A differenza dell' allergia in cui la reazione immunitaria è immediata, nell' intolleranza alimentare tale reazione è ritardata e presenta conseguenze e sintomatologia decisamente diverse. Recenti scoperte hanno portato a comprendere il meccanismo con il quale si sviluppa un' intolleranza, che può essere considerata un' allergia silente, che porta a uno stato di infiammazione cronica e dipende sempre da uno squilibrio del sistema immunitario, ma che è conseguenza di uno stimolo ripetuto.

Per una serie di motivi che vedremo successivamente il sistema immunitario della mucosa intestinale viene a contatto con macromolecole di alimenti non completamente digeriti che quindi vengono considerati antigeni (nemici da combattere); cosa accade quando un antigene viene a contatto con l'epitelio intestinale?

Si produce una risposta complessa che coinvolge le placche di Peyer e il set completo delle cellule immunitarie atte alla risposta, in particolare linfociti T helper e linfociti B. Ma la risposta non avverrà a livello delle placche di Peyer; in questa sede i linfociti conoscono l' antigene, vengono sensibilizzati, si moltiplicano e migrano verso i linfonodi attraverso la via linfatica; in seguito torneranno in forze nell'intestino a livello dell'epitelio dove produrranno una risposta immunitaria specifica, di tipo Th2, caratterizzata dalla produzione di immunoglobuline di tipo A, che sono il principale strumento difensivo delle mucose.

Le immunoglobuline di tipo A (IgA) costituiscono infatti il primo meccanismo immunologico della mucosa intestinale, costantemente esposta al contatto sia con antigeni alimentari, sia con microrganismi, e come tale così "bisognosa" di un' efficiente difesa. Le IgA, una volta prodotte, si combinano con lo strato mucoso che riveste fisiologicamente l' epitelio intestinale e, legandosi con gli antigeni alimentari, ne ostacolano il passaggio attraverso la mucosa.

La formazione di questi immunocomplessi (IgA e antigene alimentare), pur rappresentando senza dubbio il risultato dell' attivazione del sistema immunitario di fronte a sostanze di per sé antigeniche, ossia nemiche, non porta a problematiche di tipo salutistico, purché però il fenomeno sia contenuto e non superi la sua soglia di stimolazione. Le IgA, quindi, rappresentano gli anticorpi che difendono l' intestino, prevenendo l' ingresso dei nemici nell'organismo.

Per questa loro funzione specifica, di bloccare il passaggio degli antigeni, le IgA sono localizzate principalmente nell' epitelio mucoso intestinale e nella saliva, ma anche nelle lacrime e nelle secrezioni respiratorie (ove proteggono altre tipologie di mucose a contatto con l'esterno) e nel latte materno (con la funzione, in tal caso, di trasferire al neonato le prime armi di difesa della sua mucosa intestinale, ancora immatura). Le IgA presenti nel sangue sono invece molto scarse: rappresentano infatti soltanto il 25% delle immunoglobuline sieriche totali.

Qualora la stimolazione immunitaria, che porta alla secrezione di IgA, arrivi a superare un certo livello soglia (che sarà assolutamente diverso da individuo ad individuo) e sempre più antigeni alimentari riescano ad attraversare la mucosa intestinale (che ha perso la sua funzione di barriera filtrante selettiva, è diventata "gocciolante"), oltre alle IgA intervengono le immunoglobuline di tipo G, le IgG.

Si tratta di una classe di anticorpi, abbondantemente circolanti nel sangue, che vengono prodotti (e accorrono in difesa dell' organismo) quando gli antigeni alimentari sfuggono dal lume intestinale ed entrano nel sangue. In questa situazione, infatti, le IgA non sono più sufficienti, anche perché, come abbiamo visto, esse sono localizzate principalmente a livello di quella mucosa intestinale che doveva fungere da barriera difensiva primaria, ma che, ahimè, è stata già oltrepassata! Gli immunocomplessi IgG antigene alimentare che così si formano possono andare incontro a destini diversi: tramite la circolazione entero-epatica raggiungono direttamente il fegato; oppure in alternativa vengono immessi nel circolo ematico generale per giungere ancora una volta, con un percorso un po' più lungo, al fegato, dove vengono demoliti.

In ogni caso l' organo epatico si occupa del lavoro di smaltimento degli immunocomplessi; ne deriva che maggiore è l' ingresso di antigeni alimentari nell' organismo, maggiore e più gravoso sarà anche il suo lavoro per smaltirli. La produzione di anticorpi di tipo IgG, oltre a segnalare l' effettivo passaggio in circolo dell'antigene alimentare, innesca nell'organismo, giorno dopo giorno, un' infiammazione lenta e costante, legata alla capacità delle IgG di attivare il sistema del Complemento, l' amplificatore biologico delle risposte immunitarie. Questa situazione determina uno stato di immunoflogosi cronica che peggiora giorno dopo giorno, soprattutto quando il contatto con l' alimento incriminato è quotidiano.

Quindi, la formazione di entrambi i gruppi di immunoglobuline, IgA e IgG, è conseguente all' attivazione del sistema immunitario in presenza di antigeni alimentari; ma mentre le prime, IgA, sono indicative del contatto dell' antigene con la mucosa intestinale, le seconde, IgG, rilevano l' avvenuto ingresso dell'antigene nell' organismo e sono le principali responsabili dello stato di infiammazione cronica che, giorno dopo giorno, si instaura nell'organismo a partire dall'intestino, con ripercussioni e sollecitazioni di organi a distanza. La presenza di IgG può pertanto essere considera¬ta marker di un'alterata permeabilità della mucosa intestinale e di un' esposizione cronica all'antigene alimentare.

Le IgG sono suddivise in diverse sottoclassi: IgG1, IgG2, IgG3 e IgG4. Tra di esse, le IgG4 sono le più specifiche verso gli antigeni alimentari. Diversi studi hanno infatti evidenziato che una dieta di eliminazione, basata sull' aver determinato, nel sangue, la presenza di anticorpi IgG4 verso determinati alimenti, risulta efficace nei confronti di sintomi collegati ad intolleranze alimentari.

Da quanto detto si desume che, a differenza degli effetti immediati di una reazione allergica IgE mediata, le reazioni di intolleranza alimentare coinvolgono classi di immunoglobuline diverse, IgA ed IgG (in particolare lgG4) che creano una situazione di leggera e costante infiammazione cronica dell'organismo con sintomi e disturbi che possono impiegare diverso tempo per manifestarsi. Per tale ragione un' intolleranza alimentare può essere anche definita "un'allergia silenziosa" oppure, come sempre più spesso la sentiremo chiamare, "un' allergia ritardata".

Il perdurare dei fattori che predispongono all' intolleranza alimentare farà sì che si producano sempre nuove IgA e IgG (soprattutto lgG4), rendendo sempre più facile il raggiungimento del livello di soglia, ossia del limite che rappresenta la nostra capacità di tollerare il sovraccarico e lo stato di infiammazione cronica dell' organismo, con conseguenze che possono rivelarsi veramente disastrose per la salute. Oltre al concetto, sempre valido, di intolleranza alimentare intesa come "allergia ritardata", ossia manifestazione infiammatoria, più o meno sintomatica, che si sviluppa quale conseguenza del contatto prolungato del sistema immunitario con macromolecole indigerite di un determinato alimento, ritengo sia un ulteriore "passo avanti" il comprendere che l' intolleranza alimentare è un vero e proprio "campanello d'allarme", indicatore della presenza di uno stato di salute compromesso. [...]

Le mucose del nostro intestino sono, o dovrebbero essere, ricoperte di microrganismi benefici "amici" che fungono da vera e propria barriera "fisica" difensiva nei confronti delle possibili aggressioni da parte dei microrganismi patogeni "nemici", presenti nei cibi e in tutto ciò che viene ingerito. Ma se questa barriera, anziché essere costituita da microrganismi fisiologici "amici", si popola di numerosi microrganismi patogeni "nemici", ecco che si creano i presupposti per innescare il meccanismo delle intolleranze alimentari.

Lo stato di dismicrobismo intestinale favorisce infatti la sovra crescita di specie microbiche opportunistiche o patogene (in particolare la candida) che ledono la mucosa intestinale, rendendola un "colabrodo": microrganismi, tossine, macromolecole alimentari indigerite e antigeni di varia origine e natura fanno così il loro indesiderato ingresso nell' organismo (mentre in condizioni di eubiosi, ossia di efficienza intestinale, verrebbero respinti e, quindi, eliminati con le feci).

Lo stress e il sovraccarico cui il sistema immunitario è continuamente portare al rischio di sviluppo di qualsiasi tipologia di malattia. Ecco la ragione per la quale l' instaurarsi della maggior parte delle patologie dipende dallo stato di salute dell' intestino. Questo stato di stress immunitario/infiammazione ed intossicazione organica è all' orìgine della problematica molto complessa delle intolleranze alimentari, "primo campanello d' allarme" dello stato di salute.

Pertanto, soffrire di intolleranze alimentari significa avere un intestino non in buone condizioni e, se l' intestino perde la sua capacità di filtro, l' intero stato di salute dell' individuo viene fortemente minato. I primi sintomi di intolleranza iniziano a manifestarsi quando si supera il "livello soglia", ossia quando ormai l' organismo "non ne può più". Tra questi sintomi, i più frequenti sono ad esempio: gonfiore addominale, stipsi, diarrea, stanchezza cronica, mal di testa, dermatiti, pruriti, herpes labiale recidivante, afte gengivali, predisposizione a bronchiti, sinusiti croniche recidivanti, a cistiti e vaginiti ricorrenti, e molti altri ancora.

Tali sintomi sono l' evidenza con cui l' organismo segnala che c' è qualcosa che non va! Se ignorati, finiranno con il peggiorare o con il presentarsi sempre più frequentemente. Il protrarsi nel tempo di questo stato di intossicazione, sovrastimolazione immunitaria e infiammazione cronica innesca inoltre uno stato di NON SALUTE che tenderà inevitabilmente e progressivamente a peggiorare, con la possibilità di sfociare, un giorno, nella comparsa di malattie ben più gravi. Ecco il motivo per il quale possiamo considerare le intolleranze alimentari il primo "campanello d' allarme" di uno stato di salute non ottimale. Da ciò si comprende come, qualsiasi sia la problematica di salute, l' approccio migliore per risolverla parta sempre dalla risoluzione delle intolleranze alimentari.

Conclusioni

Il sistema immunitario, un apparato sofisticato e complesso, potente ed al contempo, per certi aspetti, dall' equilibrio delicato. Da esso, dal suo stato, dipende la nostra salute e la nostra principale missione dovrebbe essere quella di adottare uno stile di vita atto a mantenerlo in equilibrio. Le sue funzioni, che abbiamo visto essere quelle di difendere l' organismo non solo da aggressioni esterne, ma anche da problematiche che possono svilupparsi all' interno del nostro stesso organismo possono, in conseguenza a fattori legati ad un errato stile di vita, rivoltarsi contro di noi e produrre una reazione allergica o intollerante verso elementi che fino a quel momento erano considerati innocui.

Seppure allergie ed intolleranze sono entrambe l' evidenza di una reazione "anomala" del sistema immunitario, vi è un' enorme differenza fra le due problematiche sia per i differenti elementi che vi partecipano sia per gli effetti che vengono prodotti dalla reazione stessa. Nelle intolleranze alimentari non si ha una reazione immediata come nelle allergie, ma si stabilisce un processo infiammatorio silente e costante con conseguenze per la salute che, se trascurate, possono con il tempo diventare anche serie. Non vi sono infatti dubbi sul fatto che le intolleranze alimentari rappresentano il primo "campanello d'allarme" dello stato di salute; risolverle significa infatti non solo porre fine alle sintomatologie che vengono avvertire ma, soprattutto, gettare le basi per costruire la salute di oggi e di domani.

 

 

 

Tratto da "Intolleranze Alimentari" di Alessandro Targhetta. Il Punto d'Incontro Edizioni.