Preparazione e dosi

Tutte le tradizioni di fitoterapia insistono sull'importanza della modalità di somministrazione delle piante medicinali e riconoscono che l'efficacia di queste dipende in gran parte dalla prescrizione. Le informazioni seguenti sono state tratte dalle fonti di medicina naturale più coerenti che ci siano giunte nel corso degli anni: l'ayurveda e la medicina cinese. Le dosi consigliate sono ovviamente generalizzate, per cui è opportuno valutare secondo le proprie reazioni e fare inoltre riferimento alle dosi consigliate per ogni specifica pianta, dopo aver controllato che non sia tossica. Di seguito scopriremo: il decotto e l'infuso, il macerato, il succo vegetale e lo sciroppo, la polvere e le capsule, la tintura e le applicazioni esterne.

Decotti e infusi

Spesso l'infuso, la "tisana", ha connotazione peggiorativa. Dobbiamo infatti convenire che questa forma di preparazione, consistente nel gettare un pizzico di erbe in una tazza d'acqua bollente lasciandovelo per alcuni minuti, non presenta una grande efficacia. Tutt'al più, si tratta di un'ottima pratica igienistica, che permette di bere un liquido sano ma poco concentrato. Occorre tuttavia notare che la tisana costituisce il trattamento elettivo di alcuni guaritori, come l'austriaca Maria Treben, che sembra ottenere qualche risultato.

Dal canto suo, il decotto è la scelta dell'erborista, come sottolineava uno degli ultimi grandi erboristi francesi, Bernardet (in Francia il diploma di erborista è stato soppresso sotto l'occupazione tedesca e non è più stato ripristinato da allora!). Gli antichi trattati indiani riportano con esattezza la quantità da utilizzare per un decotto:

  • Prendere all'incinta 50 g di piante essiccate o in polvere.
  • Aggiungere un litro d'acqua.
  • Mettere il tutto a sobbollire a fuoco lento in un recipiente non metallico (ghisa smaltata o meglio terracotta in grado di sopportare il calore), senza coprire.
  • Lasciar ridurre il liquido di circa un decimo (evaporano 100 g d'acqua).
  • Filtrare e bere il liquido ottenuto, intiepidito, una tazza alla volta.
  • È possibile aggiungere un po' di zucchero integrale oppure del miele e un goccio di latte.

Questa formula permette di preparare all'incirca tre bicchieri di decotto, da bere durante la giornata in tre momenti diversi.
La concentrazione piuttosto densa permette un'azione ottimale della pianta non paragonabile a quella di un semplice infuso. Nei disturbi cronici occorre ovviamente protrarre la cura per varie settimane. Il decotto è ottimo per tutte le carenze e le malattie da raffreddamento.

Questa modalità di preparazione però non è adatta alle piante che presentano una certa tossicità ed è quindi opportuno controllare sempre la tolleranza individuale e l'eventuale tossicità della pianta in questione.

Macerati

Ecco un metodo poco utilizzato dai fìtoterapeuti moderni eppure interessante per preparare le piante senza trasformarne i principi attivi mediante calore. Questo metodo è adatto alle piante erbacee (radici e piante di consistenza dura si solubilizzano molto poco a freddo). È necessario preparare il macerato un giorno in anticipo, nel modo seguente:

  • Mettere 50 g di pianta in un recipiente di terracot ta, con mezzo litro d'acqua.
  • Lasciar riposare tutta la notte senza coprire, in un luogo ben protetto dalla polvere.
  • Bere di volta in volta mezza tazza del liquido fìltrato (poiché le piante hanno assorbito un po' d' acqua, ne rimarranno circa quattro dosi, da bere in uno o due giorni).

I macerati sono particolarmente indicati in caso di febbre e disturbi accompagnati da segni di calore: occhi arrossati, prurito, ipertensione ecc.

Non sono invece consigliati in caso di disturbi cronici associati a grande stanchezza e carenze accompagnate da freddolosità.

Succhi e sciroppi

Saper preparare uno sciroppo può sembrare diffìcile, ma una volta conclusa l'operazione abbiamo tra le mani un rimedio per vari giorni. Ho già descritto nel mio libro La medicina indiana (ed. Xenia) la preparazione tradizionale dello sciroppo di zenzero e ora vi presenterò il metodo completo di estrazione del "succo" di una pianta essiccata, cioè la diluizione dei suoi principi:

  • Prendere all'incirca 200 g di pianta essiccata.
  • Lasciarla per ventiquattro ore in un recipiente di terracotta contenente mezzo litro d'acqua fredda.
  • Pressare, filtrare e mettere da parte il macerato.
  • Prendere la pianta e spremerne il succo attraverso un telo di cotone pulito.
  • Aggiungere questo succo al liquido di macerazione.
  • Aggiungere 6 g di buon miele per creare lo sciroppo, che occorrerà conservare al fresco durante l'utilizzo. È possibile assumere ogni giorno da uno a sei cucchiai di questo sciroppo.

Se si ha a disposizione una pianta fresca e ancora succosa, è possibile ottenere il succo per pressione diretta, attraverso un telo di cotone, dopodiché dolcificarlo (la dose quotidiana è la stessa di quella menzionata in precedenza).
Questi succhi sono particolarmente efficaci in caso di rallentamento della circolazione, disturbi intestinali, tosse e mancanza di appetito. Alcuni esempi tra gli sciroppi più comuni: zenzero, liquerizia, piantaggine, camomilla, centella, finocchio, anice.

Polveri e capsule

Si tratta del modo più semplice di assorbire una pianta allo stato grezzo. Si prende un cucchiaino da caffè di polvere, si aggiunge un po' di miele e si ingerisce così oppure con una bevanda tiepida. Queste polveri che contengono la pianta nella sua integrità presentano però lo svantaggio di perdere piuttosto velocemente la freschezza degli elementi costitutivi, ragion per cui la capsula ha sostituito questo antico rimedio. Le spezie che usiamo in cucina e troviamo in commercio non sono nient'altro che le suddette polveri, secondo gli antichi trattati di medicina particolarmente efficaci per trattare i disturbi dell'apparato digerente, i problemi intestinali e per tonificare tutte le funzioni.

La dose da utilizzare ogni giorno è stata individuata con precisione dagli antichi terapeuti indiani:

  • Prendere da 1 a 2 g di pianta in polvere (all'incirca un cucchiaino colmo; questa quantità varia secondo la consistenza della pianta).
  • Versarla in una tazzina di terracotta e aggiungere la stessa quantità di miele o di olio di sesamo.
  • Mescolare con cura, quindi ingerire oppure aggiungere un cucchiaio di latte fresco tiepido o d'acqua fatta bollire e poi intiepidita. È questo anche il modo migliore di assumere una capsula: aprirla e preparare la miscela sopra descritta. In questo modo, si possono assumere numerose piante che è possibile ridurre in polvere (piante tenere): zenzero, cumino, curcuma, zafferano, menta, timo, salvia, aglio ecc.

Il peso di ciascuna capsula varia a seconda delle piante in questione. Un cucchiaino di pianta in polvere corrisponde approssimativamente a due capsule. Ovviamente, questa modalità di utilizzo è una delle più semplici e permette di portare con sé le piante medicinali al lavoro o in viaggio.

Tinture, tinture madri e tinture spagiriche

Gli antichi conoscevano le tinture a base di piante e le chiamavano "liquori". Numerosi aperitivi e digestivi non sono altro che tinture alcoliche di piante che hanno perduto il loro scopo primario. Le tinture sono estratti vegetali che è possibile conservare molto a lungo, grazie al potere di conservazione dell'alcol. In linea generale la titolazione dell'alcol dev'essere superiore a 30°; in questo modo, certi principi della pianta non solubili in acqua possono passare nell'alcol.

In farmacia si preparano tinture madri di piante usate come ceppi omeopatici o prodotti di fitoterapia, dalle 20 alle 30 gocce alla volta. È possibile assumere tre dosi al giorno, sciolte in un po' d'acqua fatta bollire e lasciata intiepidire. Per preparare da sé un liquore-tintura, il processo è il seguente:

  • Prendere 100 g di pianta essiccata o in polvere.
  • Aggiungere 75 ci di alcol forte: rum, vodka, cognac ecc. Gli alchimisti europei preferiscono l'acquavite (cognac) ad altri liquori, perché secondo loro "lo spirito del vino" scioglie al meglio i principi attivi delle piante.
  • Lasciar macerare in un recipiente chiuso per due settimane, mescolando delicatamente ogni giorno.
  • Filtrare e conservare la tintura in bottiglia. Secondo gli antichi, era preferibile preparare la tintura con la luna nuova (la luna nera del calendario) e filtrare il liquido con la luna piena; in questo modo, si potevano sfruttare le forze yang (toniche) della natura per la preparazione del rimedio.

La dose quotidiana varia da uno a cinque cucchiaini, da versare in un po' d'acqua intiepidita per attenuare la concentrazione alcolica.
Le tinture più note sono anche dei tonici, degli aperitivi e dei rimedi antireumatici come: tintura d'anice, di aglio, liquore cinese d'ossa di tigre. Non bisogna confondere le tinture con certi estratti liquidi venduti in farmacia, giacché questi ultimi sono concentrati potenti da assumere in dosi da 5-10 gocce.

Applicazioni esterne

Per quanto riguarda la fabbricazione di creme, unguenti, balsami e oli da massaggio, sono necessarie delle precisazioni. Innanzitutto, non bisogna minimizzarne l'importanza: la pelle è un tessuto permeabile in certe condizioni e numerosi balsami ben preparati recano talvolta un sollievo notevole quanto quello dei rimedi chimici. La scelta del rimedio vegetale esterno dipende poi dalle condizioni individuali della persona. Un impacco di argilla non è adatto a tutti, cosi come non lo è una frizione con olio di aglio. È necessario attenersi ai consigli degli antichi terapeuti e curarsi secondo la propria costituzione.

La terza osservazione riguarda la preparazione di numerosi oli da massaggio oggi diffusi. Raramente i fìtoterapeuti utilizzavano gli oli essenziali, a causa delle loro proprietà irritanti. Al contrario, usavano frequentemente macerati oleosi, per esempio oleolito d'iperico, o decotti seguiti da cottura lenta in olio, come la maggior parte degli oli da massaggio indiani (Amia Taila, Brahmi Taila).
Numerose sono le indicazioni di queste applicazioni esterne: dolori, distorsioni, traumi, ferite, ustioni, reumatismi, fratture, malattie cutanee, tosse, cattiva circolazione, nervosismo, insonnia ecc.

 

 

 

Tratto da "Le Migliori Piante Medicinali" di Gérard Edde. Il Punto d'Incontro Edizioni.