Chinotto: il segreto dietro la bevanda

Cos’è il chinotto?” Potrebbe essere vostro figlio a porvi questa domanda e sicuramente ve la cavereste con una risposta giusta a metà: “Una cosa da bere, una bevanda fresca e rigenerante”. Da una parte è esatto, ma dall’altra c’è ancora una piccola verità da svelare.

L’ esistenza del chinotto precede quella della bevanda analcolica e lo fa in maniera abbastanza consistente. La differenza di età è considerevole. Sembra un mistero fitto e insolubile, ma è più semplice di quanto possa sembrare. Allora, torniamo alla nostra domanda.

Cos’è il chinotto? Semplicissimo: un frutto, o meglio, un agrume del genere Citrus appartenente alla famiglia delle Rutaceae. Il Citrus myrtifolia, questo il suo nome scientifico, è un lontano parente dell’arancia, solo più piccolo, molto più aspro e molto meno diffuso.

Signore e signori, piaciuta la rivelazione? Forse siete in preda allo stupore o forse state sbadigliando per l’ovvietà, ma in ogni caso, sia che foste consapevoli o no, era giusto ribadirlo: il chinotto è un agrume, prima ancora di una bevanda.

La bevanda: chinotto biologico per dissetarsi

Il chinotto è una bevanda frizzante e dal colore scuro: il suo gusto, intenso e inconfondibile, è dovuto alla presenza degli estratti provenienti dall’omonimo frutto. Ideale per chi ama i sapori marcati ed è alla ricerca di un soft drink rigenerante, rinfrescante e, soprattutto, gustoso.

È una bibita che si sposa a meraviglia con diversi momenti della giornata. È godibile come aperitivo o durante il dopocena, ma, in realtà, ogni istante può essere quello giusto: dopo aver svolto attività sportiva, oppure nel bel mezzo di un pomeriggio d’estate quando l’aria è torrida e l’arsura insopportabile.

Oggi il chinotto, dopo un periodo di lunga latitanza, sta tornando timidamente alla ribalta. Gli scaffali dei supermercati presentano diverse scelte, ma ovviamente non tutte garantiscono la stessa autenticità e qualità.

Quale chinotto bisogna scegliere? Da cosa non bisogna lasciarsi ingannare?

Se si vuole provare il gusto di una bevanda piacevole, dissetante e salutare orientarsi verso un prodotto di origine biologica è sicuramente la scelta più saggia.

Il chinotto biologico, pur essendo frizzante, è altamente digeribile ed è, inoltre, ricco di vitamine e, in particolar modo, di vitamina C: viene preparato esclusivamente con frutta, aromi naturali e acqua di sorgente pura.

Differentemente da quello di derivazione industriale non contiene in alcun modo elementi artificiali: è privo di sodio, coloranti e additivi chimici, tutte sostanze che, secondo diversi studi, possono recare danno al nostro organismo e provocare problemi di natura gastrointestinale.

C’è un ulteriore fattore che dovrebbe spingere verso il consumo di un chinotto biologico, piuttosto che verso uno di altra natura. Nell’accurata selezione degli ingredienti che lo compongono trova sempre spazio l’elemento principe che conferisce autenticità alla bevanda: si tratta, ovviamente, dell’estratto di chinotto.

chinotto-agrume

Infatti, nella molteplicità di bevande che si fregiano di questo nome, la presenza dell’agrume non è per nulla scontata. I vari produttori presenti sul mercato godono di un eccesso di libertà nella produzione della bibita e quasi sempre ne approfittano sostituendo l’estratto dell’agrume con sostanze di sintesi industriale. Un’operazione, quest’ultima, che non avviene nella realizzazione del chinotto biologico, il quale pertanto non difetta mai del suo segno distintivo: l’intenso aroma del piccolo agrume mediterraneo.

Bevanda al chinotto: un simbolo di italianità

La celebre bevanda al chinotto nasce a metà del 1900 e ottiene in poco tempo un grande successo, affermandosi come simbolo dell’italianità. Il chinotto è un soft drink analcolico, una bevanda che unisce, che si consuma con gli amici tra allegria e spensieratezza: disseta, appaga e rinfresca.

Ma tutta questa popolarità è presto destinata a scemare. Cosa accade? Tra il chinotto ed i suoi fan si mette di mezzo qualcosa. Dopo aver attraversato l’oceano, approda, in Italia, una famosa bevanda a base di cola. Un concorrente che si rivela da subito decisamente ingombrante. La bibita a stelle e strisce ottiene, fin da subito, un consenso senza misura e per il chinotto è la fine, l’inizio di una graduale estinzione: scompare dai frigobar dei locali e si trasforma in un lontano ricordo.

Ma oggi le cose stanno nuovamente cambiando, diversi imprenditori stanno investendo nuovamente su questa bevanda. C’è chi dice che il rinnovato interesse verso il chinotto sia la risposta no global allo strapotere delle multinazionali americane che invadono continuamente il mercato italiano; potrebbe essere vero ma la questione andrebbe osservata da un'altra angolatura.

Non si tratta di un fenomeno di opposizione, ma di riscoperta e valorizzazione del patrimonio italiano. L’Italia sta semplicemente recuperando e riproponendo un prodotto che era ingiustamente finito in sordina: una bevanda pregiata, simbolo d’identità e tipicità.

La pianta del chinotto: un po’ di informazioni

Le origini della pianta del chinotto sono abbastanza discusse. Il suo nome, dal latino Chinensis, rimanda alla Cina, terra da cui sarebbe stato importato da uno scopritore savonese verso la fine del 1500. Ma questa è solo un’ipotesi e per di più di dubbia credibilità, non avallata da alcun tipo di prova. Oggi, nella presunta terra di origine del chinotto, questo agrume è del tutto assente. Potrebbe essersi estinto, ma questa è una possibilità senza fondamento. Infatti, non sono state ritrovate nemmeno piccole tracce in grado di ricondurre alla presenza passata di questa pianta. L’ipotesi più accreditata è che l’origine sia mediterranea e conseguenza di una mutazione gemmaria dell’arancio amaro (Citrus aurantium). Il suo nome, quindi, alluderebbe soltanto alla somiglianza con alcuni frutti cinesi.

Eccetto la Costa Azzurra Francese, le coltivazioni di chinotto si concentrano esclusivamente in Italia: Calabria, Toscana, ma soprattutto Liguria e Sicilia.

La pianta del chinotto può raggiungere i 3 metri di altezza e i suoi rami sono caratterizzati dalla presenza di foglie piccole e coriacee. Nel periodo di fioritura esprime tutta la sua bellezza, grazie ai fiori dal colore bianco e dal profumo intenso. I suoi frutti assomigliano a quelli dell’arancio ma sono più piccoli (pesano tra i 50 e 60 g) e schiacciati ai poli. Inoltre, non sono adatti ad essere mangiati: hanno un sapore acidulo e amaro.

Solo nell’antichità il chinotto veniva consumato come un qualsiasi frutto. I marinai, infatti, non ne potevano fare a meno durante i loro lunghi periodi di navigazione: non solo lo mangiavano per prevenire lo scorbuto, ma, al tempo stesso, lo utilizzavano come amuleto per scacciare pericoli e malattie.