Cera una volta...

La scoperta di come le api secernono la cera è piuttosto recente, ma il suo impiego è indubbiamente assai remoto. Basti pensare alle tavolette per la scrittura, ai sigilli per le epistole, ai ceri votivi, al suo uso per la protezione del legno. Essa era inoltre usata largamente anche nella cosmesi fin dall'antichità e la prima citazione scritta del suo uso in questo settore risale all'antico Egitto.

Gianni Proserpio in un suo saggio ricorda peraltro come «riferimento fondamentale all'uso cutaneo della cera d'api resta il "Ceratum Galeni", una ricetta vecchia di 2.000 anni, ancor oggi alla base delle cosidette "cold dreams" (cera d'api, olio vegetale e acqua di rose)».

La cera, composto chimicamente molto stabile e resistente, è una sostanza complessa secreta a una temperatura di 36 °C dalle ghiandole cerarie delle api di età compresa fra i 12 e 18 giorni, cioè al termine del periodo in cui svolgono le funzioni di nutrici e prima di diventare bottinatrici.

La cera essuda sotto forma liquida da ghiandole che sono situate fra gli anelli dell'addome dell'ape, nella parte inferiore; a contatto con l'aria si solidifica in scaglie che l'ape modella con le mandibole, aggiungendovi un po' di polline e di propoli, per costruire i favi. Il prodotto secreto dall'insetto è di colore quasi bianco e solo in un secondo tempo assume un colore giallo dovuto alla presenza del polline e del propoli, mentre tende ad annerire nel giro di 5-7 anni

Caratteristiche e composizione

Le caratteristiche e le proprietà della cera d'api possono variare a seconda delle zone di raccolta. Si presenta in genere come una massa colorata, opaca, untuosa al tatto, molle e plastica al calore della mano, di odore caratteristico e aromatico e sapore debolmente balsamico. Secondo Gianni Proserpio, se ne possono evidenziare alcune qualità tipiche: il punto di fusione relativamente poco elevato, l'alto potere legante, la spiccata plasticità, la buona emulsionabilità.

Dal punto di vista della composizione risulta essere una complessa miscela di diversi esteri di calcoli e idrocarburi.

Un eccellente materiale da costruzione

La costruzione di un favo mette in luce l'abilità artigianale delle api e qualcuno ha parlato di "magia" a proposito di quest'operazione.

Le api cominciano la costruzione partendo dall'alto e formano delle lunghe catene sospese nel vuoto, agganciandosi l'una all'altra con le zampe. Il favo è costruito verticalmente, tuttavia il suo orientamento è variabile.

Le celle esagonali che tutti conoscono e che permettono il migliore sfruttamento dello spazio e il massimo risparmio di cera, sono molto regolari e hanno una larghezza corrispondente a circa 820-850 celle/dmq, contando le celle su entrambi i lati del favo. I favi paralleli tra loro, hanno una distanza fra gli assi di circa 37 mm.

Le api costruiscono quattro tipi di alveoli: le cellette reali, più grandi, a forma di stalattite, aperte verso il basso; le cellette delle operaie, più piccole; le cellette dei fuchi, leggermente più grandi delle precedenti; le cellette del magazzino per il miele e il polline, dove si ammassano le scorte. Quando le celle contenenti il miele sono colme e il miele è maturo, cioè abbastanza concentrato e disidratato, vengono opercolate prima che la larva cominci a filare il bozzolo, ma tali opercoli sono porosi e non chiudono ermeticamente l'alveolo, mentre celle contenenti polline non vengono riempite completamente e, a differenza delle altre celle, non vengono opercolate.

L'impiego odierno della cera di favo

In altre epoche, al tempo delle arnie fisse, la cera rappresentava una rendita notevole per gli apicoltori. Oggi, invece, che si sono diffusi arnie e telai mobili, gli apicoltori vendono poca cera o non ne vendono affatto poiché si è diffusa l'abitudine di reimpiegare i favi dopo il passaggio nello smielatore. La sola cera di cui di solito dispongono gli apicoltori è quella che recuperano con la disopercolatura o i frammenti di favi durante l'estrazione. Offrono di solito la cera all'industria che, dopo averla raffinala e a volte miscelata con prodotti di costo inferiore, fabbrica fogli di cera stampata. Gli apicoltori preferiscono infatti introdurre nei melari dei telai muniti di favi di cera stampata con alveoli preformati che le api devono solo ingrandire. Viene così frenata la produzione di cera, particolarmente per ragioni economiche, dato che l'ape per fabbricarne 1 kg deve consumare da 5 a 10 kg di miele. Il suo prezzo è inoltre molto meno remunerativo di quello del miele e questo non attira certo la simpatia degli apicoltori. Per questo la cera d'api che si trova in commercio è sovente adulterata con stearina, paraffina, ceresina, cera monocristallina.

Anche comprando cera direttamente da un apicoltore si corre peraltro il rischio di comprare una cera adulterata, poiché, come si è detto, è ormai pratica diffusa di acquistare da parte sua fogli di cera stampata.

Per queste ragioni l'impiego della cera d'api è andato progressivamente riducendosi o sparendo del tutto, sostituito da prodotti sintetici o di altra provenienza, anche se entra ancora nella produzione di prodotti cosmetici, particolarmente di creme, rossetti, creme emollienti e protettive, creme da massaggio, ombretti, mascara, matite per labbra, lucida labbra, sticks profumati. Essa è infatti un ottimo eccipiente e contiene sostanze ad attività antisettica.

Viene usata anche nella tecnica farmaceutica per la preparazione di unguenti, pomate e impiastri.

Una interessante ripresa di interesse per il prodotto si segnala nella crescente richiesta di prodotti ecologici per la casa e/o per la cura del legno che vedono impegnati alcuni produttori nella commercializzazione di preparati che trovano nella cera d'api uno degli ingredienti principali.

Occhio alla Paraffina!

Data la diffusa consuetudine da parte dei produttori di miscelare la cera d'api con paraffina, è opportuno effettuare un piccolo e semplicissimo controllo della cera prima del suo uso. Secondo quanto scrive Elio Bailo in un suo ottimo scritto sui prodotti dell'alveare, è necessario solamente avere a disposizione un pezzetto di cera vergine d'api della cui genuinità si sia davvero sicuri.

Basta mettere il pezzetto di cera pura in un recipiente riempito a metà d'acqua, aggiungere lentamente dell'alcol etilico, la cui densità è 0,794 o dell'alcol denaturato, che si misceli all'acqua abbassando la densità del liquido. Quando la densità della miscela idroalcolica raggiunge quella della cera, il pezzetto di cera tenderà ad affondare. A questo punto è possibile immergere nel liquido un pezzetto della cera da controllare: se essa galleggia contiene paraffina o altra cera con densità inferiore.

Un ottimo Rimedio per...

La cera possiede virtù terapeutiche che gli apicoltori conoscono bene: vi diranno infatti quanto sia utile masticare il miele di favo in parecchi casi e particolarmente contro la sinusite cronica, in caso di raffreddore o bronchite, per fortificare le gengive, contro l'asma. L'unico problema è riuscire a trovarlo, perché la sua commercializzazione è assai rara, particolarmente nel nostro Paese.

 

 

 

Tratto da "Miele, Polline, Pappa Reale, Propoli e Veleno - Proprietà e virtù dei prodotti dell'alveare e l'apiterapia" di Walter Pedrotti. Demetra Edizioni.