Una forchetta di plastica sopravvive mille anni!

Non ci abbiamo mai fatto caso, ma è la prima cosa a cui pensiamo quando si tratta di organizzare party, gite fuoriporta, aperitivi, sagre di paese, cene con un modesto numero di ospiti, o semplicemente non si ha voglia di pulire dopo aver mangiato: sono i piatti, i bicchieri e le posate di plastica. Comodi si, pratici per l’uso anche, ma sapete anche quanto inquinano? Proprio il loro principale pregio, cioè quello di resistere nel tempo, diventa il loro più grande difetto: non sono biodegradabili!

Vi siete mai chiesti quanto tempo impiega una forchetta di plastica a degradarsi naturalmente nel terreno? Tra i 100 e i 1000 anni; e nel mare? Stessa cosa! Praticamente dovranno passare 13 generazioni di uomini prima che quella forchetta, da te utilizzata e poi gettata nell’arco di un’ora, possa scomparire dalla “faccia della terra”!

In Italia si stima un consumo annuo di stoviglie di plastica pari a 115mila tonnellate. Una società saggia guarderebbe lontano e si chiederebbe quale impatto ambientale, da qui a mille anni, potrebbe provocare una quantità così ingente di rifiuto non riciclabile: lo scenario non è dei migliori!

Si consiglia ovviamente di utilizzare i prodotti usa e getta il meno possibile, soprattutto quelli realizzati con materiali plastici derivati dal petrolio: necessitano di una grande energia per realizzarli, i cicli produttivi sono altamente inquinanti e fino a poco tempo fa non vi era nessun vantaggio economico nel riciclarli.

Fortunatamente, qualcuno ha capito la gravità della situazione, ed oltre ad inserire le stoviglie di plastica nella raccolta differenziata, ha studiato un’alternativa eco-friendly per ridurre lo spreco e l’inquinamento del terreno: nasce così la bioplastica per un’infinità di applicazioni, come per la produzione di bicchieri, piatti e posate usa e getta.

 

Che cos’è la bioplastica

La bioplastica è un materiale alternativo alla plastica, ma con le medesime caratteristiche; è prodotta in maniera totalmente diversa, a partire dalle materie prime utilizzate di origine biologica, che garantiscono la biodegradabilità del prodotti finale fino al 100%!

Queste materie prime sono tante e diverse: mais, frumento, farina, barbabietola, cereali, polpa di cellulosa (canna da zucchero); il prodotto finale che se ne ricava, non solo potrà essere completamente assorbito dal terreno, ma verrà dissolto dall’azione degli agenti naturali in pochissimo tempo, 2/3 mesi, contro i mille anni richiesti dal materiale sintetico.

 

Biodegradazione e compostaggio

La biodegradazione e il compostaggio sono le due caratteristiche fondamentali della bioplastica.

La biodegradazione è la trasformazione, per opera dell’azione enzimatica dei microorganismi presenti nell’ambiente (batteri, funghi, alghe), di sostanze e materiali organici in molecole inorganiche semplici. Questo fenomeno fa parte del ciclo di vita sulla terra e l’uomo, imitando e valorizzando i processi naturali, è riuscito ad eliminare il problema dei rifiuti organici mediante proprio la biodegradazione. Quest’ultima permette di ottenere elementi inorganici e biomassa dalla degradazione della bioplastica. Semplificando, i microrganismi riconoscono la plastica come cibo, lo mangiano e poi lo digeriscono.

Un materiale è biodegradabile se alla frammentazione segue la mineralizzazione, cioè la completa assimilazione del materiale frammentato da parte dei microrganismi. Se la mineralizzazione non avviene, non si può parlare di biodegradazione, ma solo di degradazione.

La biodegradazione può avvenire in condizioni sia aerobiche, in presenza di ossigeno, che anerobiche, cioè in assenza di ossigeno. In condizioni aerobiche i risultati finali del processo di biodegradazione sono anidride carbonica, acqua e biomassa; nella condizione opposta, i prodotti finali sono metano, acqua e biomassa. Il compostaggio industriale è il trattamento controllato dei rifiuti organici in condizioni aerobiche, dove la biodegradazione della plastica avviene entro 180 giorni, in un ambiente umido, ad una temperatura di 70°. Il compost, il risultato finale, è simile ad un terriccio fertile ed è utilizzato come fertilizzante naturale.

Queste due caratteristiche consentono lo smaltimento della bioplastica senza generare sostanze tossiche.

 

 

Vantaggi della bioplastica

Con la bioplastica si salva non solo l’ambiente ma anche il portafoglio, poichè quello di cui si ha bisogno è soltanto una discarica dove poter depositare il rifiuto, che in pochissimo tempo si decompone e quindi non si accumula.

L’impatto ambientale è minore a quello dei termovalorizzatori, inceneritori con recupero energetico, per quanto riguarda l’energia richiesta e le emissioni dei processi: la bioplastica richiede meno tempo per essere compressa (10 minuti per tonnellata), quindi meno energia, ed essendo un processo meccanico e non chimico, nell’aria non vengono rilasciati fumi tossici.

Gli oneri di gestione dei rifiuti si ridurrebbero se la bioplastica iniziasse a sostituire non solo i prodotti sintetici, ma anche altri materiali come il vetro: diminuirebbero i contenitori dei rifiuti sul territorio, perchè ne basterebbe uno soltanto per la raccolta di carta, vetro e plastica, e verrebbero ridimensionati i costi logistici (un solo camion per tutti i tipi di rifiuti).

Con la bioplastica ci sarebbero meno emissioni di fumi tossici perché si eliminerebbero gran parte degli inceneritori.

Verrebbe prodotto fertilizzante naturale ad alti quantitativi, a discapito di quelli chimici che, al contrario dei primi, impoveriscono il terreno.

Con la bioplastica aumenterebbe l’igiene dei contenitori alimentari: il cibo, ma soprattutto le bevande corrodono, con il tempo, parti delle confezioni assorbendo le sostanze nocive di cui si compone l’involucro. Con la bioplastica, nel caso peggiore la bevanda assorbirebbe amido, che toglie sapore, ma sicuramente non è tossico. Nella catena di produzione biologica questo vantaggio è ben chiaro da tempo, e tutti i prodotti sono confezionati con materiale biodegradabile.

 

 

Prima di essere definiti prodotti bioplastici, questi devono superare positivamente tutte le prove di compostabilità e ottenere un certificato, rilasciato da organismi di certificazione titolati, e il relativo marchio di garanzia.

 

Vari tipi di bioplastica

Esistono più possibilità eco per le stoviglie in bioplastica:

  • Il mater-bi è un materiale simile alla plastica, dove il processo di biodegradazione produce acqua, anidride carbonica e metano a partire dall’amido di mais. Il mater-bi trova applicazione anche nella produzione di giocattoli, packaging e sacchetti.
  • Altro tipo di materiale bioplastico è il PLA (acido poliattico): polimero derivato dalle piante come il mais, il grano o la barbabietola che sono ricche di zucchero naturale. Per produrre 1kg di PLA vengono utilizzati 2,5 kg di grano.
  • Alcune aziende producono posate e bicchieri in bioplastica partendo dalla polpa di cellulosa (ottenuta dalla fibra del gambo della canna da zucchero), che resistono a temperature fino a 200°. La bioplastica in polpa di cellulosa è indicata per l’inserimento nel microonde, mentre si sconsiglia su un forno tradizionale.

 

Bioposate, biopiatti, biobicchieri, biosacchi e tanti altri bioprodotti di largo consumo per una clientela ecosensibile che preferisce e rispetta la natura.