L'effetto terapeutico dell'Aloe vera e i suoi campi di applicazione

Molto tempo prima dello sviluppo sintetico degli antibiotici era già noto l’effetto antibatterico dell’Aloe vera che faceva di lei la pianta medicinale per eccellenza contro tutti i tipi di infiammazione. Questa conoscenza cadde in seguito nell’oblio.

Sta di fatto che comunque tutti i processi infiammatori, a partire dal foruncoletto alla nefrite, rappresentano la parte principale delle malattie nelle quali incorriamo abitualmente. Se si cura solo la sintomatologia, anziché intervenire sulla causa, anche queste malattie possono avere un decorso lungo e difficile.

Qual è il significato del termine infiammazione? Detto brevemente, si tratta di una lotta nella quale l’organismo si difende contro degli agenti patogeni: batteri, virus, sostanze estranee oppure non compatibili che penetrano nell’organismo (dove non sono opportuni), disturbando l’equilibrio del corpo, oltre ad avere su di esso una influenza patologica.

Tutti noi conosciamo i sintomi dell’infiammazione: là dove si annida l’intruso si potrà osservare un arrossamento della pelle, nonché un rigonfiamento del tessuto, che diventa molto doloroso al tatto. La funzionalità della parte colpita viene perciò limitata. La mano oppure un piede, per esempio, non rispondono più ai nostri comandi.

Quello che non possiamo vedere è che a questo punto il combattimento difensivo nel nostro corpo è già in pieno svolgimento. I globuli bianchi vogliono rendere innocuo il nemico, per cui l’origine del rigonfiamento è da ricercare nel maggior apporto di sangue attraverso i vasi sanguigni localmente dilatati. In effetti la parte colpita diviene subito più calda rispetto al tessuto immediatamente circostante a causa della dilatazione dei vasi sanguigni e del forte apporto di sangue. L’emissione maggiore dei globuli bianchi è responsabile del rigonfiamento che, com’è naturale che sia, preme sulle terminazioni nervose così sensibili, determinando il dolore. Maggiore è il rigonfiamento, più aumenta la sensibilità al tatto. L’insieme dei due fattori conduce logicamente alla limitazione della funzionalità.

Le infiammazioni normalmente in atto nel nostro organismo sono più numerose di quello che immaginiamo. Non ce ne accorgiamo fintanto che i globuli possono svolgere il loro lavoro abituale senza fatica. Spesso ci rendiamo conto di essere vittime di un’infiammazione solo attraverso qualche sintomo estremo oppure quando avvertiamo dolore. Le infiammazioni, di solito, regrediscono autonomamente, premesso che la forza difensiva dei globuli sia sufficiente. Il loro impegno maggiore viene percepito come una leggera spossatezza, che il più delle volte il giorno seguente è già dimenticata.

Nel caso in cui l’invasore è troppo forte, tutti i globuli bianchi a disposizione vi si raggruppano attorno, per essere trasformati dall’organismo in particelle purulenti, le quali si chiudono intorno all’intruso per espellerlo dal corpo. Nel caso migliore si forma un ascesso isolato e strettamente circoscritto. Nel caso peggiore, se la formazione di pus continua a svilupparsi nel tessuto cellulare senza freni, si verificherà una intossicazione purulenta del tessuto, che può portare perfino all’amputazione dell’arto.

Nelle infiammazioni è perciò fondamentale rafforzare le funzioni fisiologiche dell'organismo, in modo da evitare conseguenze e danni di vasta portata. L'Aloe si adatta egregiamente allo svolgimento di questo lavoro: nell'uso esterno funge da antibiotico, uccidendo i batteri; tramite l'assunzione orale rafforza il sistema immunitario del corpo.

Nel nostro corpo vi sono delle immunocellule alle quali compete la difesa contro sostanze estranee nel nostro organismo (antigeni) nonché l’eliminazione di cellule degenerate. Questo sistema di controllo così complicato è in grado di funzionare solo se le cellule di difesa sono veramente integre. Ogni squilibrio è subito avvertito, perché si diventa più predisposti a infezioni di tipo batterico o virale.

Per fare un esempio: ammalarsi di influenza o di qualche disturbo intestinale sarà più facile. Soltanto quando la condizione enzimatica è perfetta, il nostro corpo può produrre abbastanza anticorpi, in quanto gli enzimi regolano la funzione cellulare. È qui che si rivela l’efficacia dell’Aloe vera.

L’Aloè dà una mano alla regolare costruzione degli enzimi, mobilita la loro attività, rafforzando in questo modo il sistema immunitario.

Ricordatevi che ogni farmaco sintetico provoca nel nostro organismo un’intossicazione più o meno grave, disturbando di conseguenza il quadro enzimatico. Ciò si manifesta con i cosiddetti effetti collaterali. L’Aloe viceversa non intossica in alcun modo l’organismo; al contrario, lo sostiene direttamente alle fondamenta della nostra salute e cioè nell’attività degli enzimi.

Specialmente le persone anziane sono predisposte ad ammalarsi più spesso dei giovani. Esse fanno meno sport, meno movimento all’aria aperta e frequentemente la loro alimentazione è inadatta e squilibrata per difetto di vitamine e minerali. Con il tempo le attività del sistema immunitario rallentano, le cellule si indeboliscono e agenti patogeni possono insediarsi.

Ovviamente la malattia può essere curata con un trattamento farmacologico mirato, che però comunque mina l’equilibrio del quadro enzimatico. Si verificano allora disturbi del metabolismo ed ecco che la malattia successiva è già programmata con anticipo. Se le forze immunitarie vengono rafforzate sistematicamente e in modo naturale si riesce a evitare questa reazione a catena. L’Aloe vera, per merito della sua composizione biochimica, rappresenta il miglior aiuto in questi casi.

Ogni litro di succo d’Aloe contiene 44 mg di ferro. Soprattutto chi preferisce un’alimentazione povera di carne o chi è vegetariano corre il rischio di non assumere abbastanza ferro. Questa mancanza non viene colmata neanche con il consumo di pane integrale. Sta di fatto che la mancanza di ferro danneggia il sistema immunitario. Le nostre difese si indeboliscono e diventa più difficile combattere le malattie infettive, in quanto la produzione di anticorpi viene limitata.

Una grossa perdita di ferro impedisce l’ossigenazione delle cellule ed espone l’organismo a una qualsiasi, seppur minima, infezione. Per essere nelle condizioni di mantenere l’equilibrio biochimico il nostro corpo necessita di una razione giornaliera di ferro. Le quantità necessarie differiscono tra uomini e donne come segue: il fabbisogno giornaliero per un uomo è di 10 mg, quello per una donna è di 18 mg.

L'assunzione costante del succo d'Aloe ai pasti fornisce al corpo l'approvvigionamento giornaliero di ferro, rafforzando di conseguenza le funzioni del sistema immunitario. La stessa cosa vale per il calcio. Il calcio regola il metabolismo cellulare e tramite i suoi ioni assicura l'efficacia della vitamina C.

Posso fare un ulteriore esempio: la vitamina A, contenuta nell’Aloe vera, provvede alla salute della nostra mucosa. Se la nostra mucosa è in buone condizioni, ostacola l’intrusione di agenti patogeni nel corpo. Solitamente i germi e le sostanze dannose si fermano nel muco finché non vengono attaccati e dissolti dall’enzima competente. La carenza di vitamina A rende la mucosa inadeguata a inibire ai batteri di passare velocemente all’interno del corpo e a causare danni.

Anche in questo caso l’Aloe vera funge da importantissimo fornitore di vitamina A.

La prima e importante tappa della nostra difesa immunitaria non solo è costituita dalla nostra mucosa, ma dalla nostra pelle in generale, in quanto rappresenta la prima barriera contro gli agenti patogeni. Questo fatto viene spesso dimenticato. Per cui il prendersi cura della propria pelle non dovrebbe basarsi semplicemente sulle indicazioni degli spot pubblicitari dell'industria cosmetologica, i cui prodotti certo non fanno danni, ma sono il più delle volte inutili.

L’alta efficacia dell’Aloe contro tutti i disturbi della pelle era già nota alla medicina popolare molto prima che la medicina naturalista fosse in grado di dimostrarla. Gli esploratori dei mari del Sud si sono sempre stupiti della pelle liscia e pulita degli indigeni, finché non hanno scoperto che essi si lavavano con un decotto contenente il succo d’Aloe. La salute della pelle è la premessa per una buona salute in generale. Vorrei descrivere qui un po’ più dettagliatamente la sua struttura nonché le sue difficili funzioni.

Ogni persona porta con sé in media 2 m2 di pelle che pesano all’incirca 14 kg. La nostra guaina protettiva è perciò l’organo più grande, possedendo allo stesso tempo il maggior numero di caratteristiche e di capacità diverse. Se queste vengono ridotte o disturbate ne risentono le nostre condizioni generali di salute nel loro insieme. D’altro canto, operando attraverso la pelle, molteplici disturbi si possono influenzare positivamente oppure eliminare. Una pelle sana è vitale.

Se più d’un terzo della sua superficie viene distrutta a causa di ustioni, il paziente si trova in pericolo di vita. Probabilmente vi ricordate il film Goldfinger dove la compagna di James Bond per svolgere una scena dovette sottoporsi a un bagno di color bronzo dorato. L’attrice svenne davanti alle telecamere perché la sua pelle, non potendo traspirare, impediva il raffreddamento del corpo. Ci volle parecchio tempo prima che il truccatore scoprisse il nesso e scegliesse un colore traspirante.

La pelle è costituita da 3 strati: l’epidermide, l’ipoderma e il tessuto cellulare ipodermico. L’epidermide crea costantemente, da uno strato germinale, cellule nuove le quali, entro quattro settimane, salgono alla superficie, dove muoiono, si corneificano, per poi squamarsi. Fino a un certo grado l’epidermide ci protegge da ferite nonché dai raggi UV attraverso la produzione di cellule pigmentali.

Le cellule producono il colorante melanina che, nel caso di necessità, avvolge il nucleo della cellula epidermica come una coperta protettiva. Il succo d’Aloe possiede un fattore protettivo naturale corrispondente al numero 4 e la sua applicazione aiuta le cellule nella loro funzione protettiva contro i danni dalle irradiazioni solari.

Il derma, che si trova sotto l’epidermide, consiste in un intreccio costituito da tessuto connettivale e fibre elastiche, nervi nonché vasi capillari. Il derma fa parte del nostro sistema circolatorio, regola la temperatura della pelle attraverso le ghiandole sudorifere e regolarizza il metabolismo.

Oltre alle ghiandole sudorifere, che sono collegate all’epidermide e cioè con l’ambiente esterno da piccoli canali, anche le ghiandole sebacee, insieme ai vasi capillari, salgono dal derma alla superficie.

Le ghiandole secernono senza interruzioni acido grasso e acido oleoso allo scopo di proteggere l’epidermide. Se la guaina protettiva della pelle viene aggredita o distrutta da disturbi legati al metabolismo, oppure da attacchi esterni, allora possono penetrare dei batteri, dei funghi o dei virus e scatenare malattie.

I nervi sottili nel derma sono collegati agli organi interni. Di ciò ci si rende conto quando la pelle in corrispondenza con un organo ammalato diventa più sensibile; ciò si spiega in quanto quella parte di pelle corrisponde all’organo in questione tramite il relativo collegamento nervoso.

La pelle reagisce esternamente a malattie infettive in corso all’interno del corpo fùngendo praticamente da conduttore. Ne consegue che a molte malattie infettive si accompagna allo stesso tempo un’eruzione cutanea. Si dice che più forte si presenta l’eruzione cutanea, meno problematico sarà il decorso della malattia infettiva. È altrettanto valido affermare che mediante un massaggio con il succo d’Aloe, che fùnge da antibiotico naturale, si possono evitare delle malattie infettive oppure accelerarne la guarigione.

L’Aloe vera non solo è destinata alla cura esterna della pelle per il suo effetto antibatterico, ma protegge, con la sua applicazione topica, tutto il nostro organismo dai germi dannosi o dai batteri. Nella parte dedicata all’applicazione pratica fornisco al riguardo alcuni esempi.

Oltre a questi due grandi campi d’azione, il sistema immunitarioo e la pelle, ne esiste un terzo sul quale l’Aloe vera esercita la sua influenza curativa. Mi riferisco a tutto ciò che ha a che vedere con il metabolismo e la digestione.

Al giorno d’oggi siamo più informati, rispetto ai nostri genitori e ai nostri nonni, su cosa intendere per alimentazione sana. Sappiamo per esempio che la nutrizione unilaterale dei Fast Food è dannosa e che al contrario gli alimenti ricchi di fibre fanno bene alla salute. Sfortunatamente spesso non ce ne chiediamo la ragione, anche perché le nostre informazioni circa la procedura di digestione sono incomplete. Vorrei spendere qualche parola al riguardo.

La digestione inizia nel momento in cui ci mettiamo in bocca un pezzo di pane, una fetta di salame, insomma un qualsiasi alimento. L’unico fine della digestione è quello di trasportare alle singole cellule del nostro corpo le sostanze contenute negli alimenti, per garantire loro vitalità e funzionalità. A questo scopo gli alimenti vanno scomposti nelle loro componenti chimiche fino a diventare idrosolubili.

Questa è la condizione affinché il nutrimento possa penetrare, attraverso la parete intestinale, nei vasi sanguigni e nel sistema linfatico per raggiungere le cellule. Per rendere possibile questo processo di scomposizione, il corpo è munito di ghiandole che partono dalla bocca fino ad arrivare nell’intestino tenue e che hanno il compito di secernere enzimi oppure fermenti. Ciascuno di tali enzimi possiede la capacità specifica di scomporre le sostanze alimentari fino ai loro componenti chimici. In questo compito sono aiutati da batteri che devono, per così dire, “aprire” l’alimento, onde facilitarne la scomposizione mediante gli enzimi.

Per esempio i carboidrati (zucchero o pane) saranno trasformati in monosaccaridi idrosolubili grazie alle ghiandole salivali che liberano, già all’interno della bocca, due enzimi capaci di svolgere questa mansione - premesso che la masticazione sia adeguatamente lunga. Succede sempre che alcune particelle sfuggono al trattamento del “proprio” enzima.

Il corpo è preparato anche a questa evenienza. Più tardi, durante un’ulteriore tappa del processo digestivo, saranno liberati enzimi che svolgeranno l’identico lavoro. Nel duodeno, infatti, attendono altri enzimi, uguali a quelli salivari, per scomporre i carboidrati ancora interi.

L’intero tratto digestivo, in particolar modo il duodeno, può essere raffigurato come una fabbrica dove il cibo viene suddiviso in componenti chimici che diventeranno idrosolubili. In questa condizione possono essere assorbiti dalle pareti intestinali e diventare nutrimento per le cellule.

Le tre principali sostanze nutritive, i lipidi, le proteine e i carboidrati, sono trattate nel duodeno da enzimi provenienti dal pancreas. Anche nell’intestino tenue, che segue immediatamente il duodeno, ci sono ancora enzimi in grado di trasformare i carboidrati in monosaccaridi. La stessa cosa vale per le proteine, che devono essere trasformate in amminoacidi idrosolubili.

Riassumendo si può dire che l’alimentazione è da ritenersi sana quando i suoi componenti possono essere trasformati dagli enzimi senza problemi. Sappiamo adesso che i grassi contenuti nei cibi saranno sì trasformati in glicerina idrosolubile, per poter essere assorbiti dalle pareti intestinali, ma ciò richiederà un aiuto massiccio da parte dell’acido biliare. Con questa premessa si comprende facilmente che l’alimentazione ricca di grassi non può essere troppo salutare.

Spero che questa mia breve spiegazione abbia potuto rendere comprensibile che ciò che si intende con “digestione” riguarda il lavoro degli enzimi e non quello che alla fine espelliamo. Ciò che espelliamo non è altro che il residuo non trasformabile, superfluo e inutilizzabile del cibo.

Se il lavoro degli enzimi è ostacolato da infezioni o da infiammazioni, che possono anche dare luogo a squilibri della flora batterica intestestinale, le sostanze nutritive non vengono più trasformate e assorbite in modo equilibrato. Le conseguenze si presentano sotto forma di disturbi legati al metabolismo con possibili ripercussioni su tutto il nostro organismo. Si verrà quindi a creare un terreno fertile per svariate malattie.

Proprio in questa specifica situazione intervengono le virtù terapeutiche dell'Aloe vera: per merito della sua composizione chimica, essa supporta la piena efficacia degli enzimi e attiva la loro capacità funzionale. Nell'antichità e nel medioevo questa motivazione scientifica naturalista non era nota, nondimeno l'esperienza insegnava l'influenza curativa dell'Aloe sul sistema digestivo. Riunendo tutti e tre gli importanti campi d'azione, il sistema immunitario, la pelle e il sistema digestivo, si ottiene la somma di tre sfere vitali per le quali questa pianta [poco appariscente; IMA], rappresenta un indispensabile farmaco nonché coadiuvante. Con l'applicazione dell'Aloè vera si possono evitare numerose malattie e molti disturbi trovano sollievo e cura.

 

 

 

Tratto da "La Regina della Piante Medicinali Aloe Vera", di Alice Beringer. Macro Edizioni.