Tra Prevenzione e Cura

Un'alimentazione basata su prodotti vegetali esclude a priori molti rischi per la salute umana: dal contagio animale-uomo, dovuto all'ingestione di carni o derivati animali infetti, agli effetti dell'assunzione cronica di prodotti derivati da animali (di terra e d'acqua) allevati con un utilizzo aggressivo di antibiotici e farmaci. Negli animali inoltre si concentrano varie sostanze tossiche, tra cui i pesticidi ampiamente utilizzati nella coltivazione dei vegetali finalizzata alla produzione del mangime stesso. Se per un grammo di proteine che troviamo nella carne, l'animale stesso deve mangiare 16 grammi di proteine vegetali, è ovvio intuire che i pesticidi ed i fertilizzanti assunti siano ben superiori a quelli che potremmo introdurre direttamente con i soli alimenti vegetali.

Volendo supporre che non vi siano conseguenze sulla nostra salute legate alla continua ingestione di farmaci, anabolizzanti e sostanze tossiche, rimane comunque il fatto che la dieta a base di alimenti di origine vegetale ha universalmente dimostrato di prevenire e curare le più comuni patologie cronico-degenerative che costituiscono le prime cause di morte nei paesi industrializzati.

Le proprietà salutistiche della dieta vegetariana sono da attribuire ad un contenuto inferiore di colesterolo, grassi saturi e grassi trans, ovvero i grassi che determinano il deposito del colesterolo stesso nei vasi arteriosi e a lungo andare l'aterosclerosi - processo patologico che porta gradualmente all'occlusione delle arterie. Questi grassi sono presenti in tutti gli alimenti animali, mentre nei vegetali si trovano in minima misura, fatta eccezione per alcuni grassi come l'olio di palma, l'olio di colza e la margarina, ingredienti che, per via del costo contenuto rispetto a burro e olii di semi o di oliva, hanno invaso l'industria alimentare, nascondendosi fino a pochissimo tempo fa sotto la dicitura "grassi vegetali" e/o "olii vegetali non idrogenati". Non è un caso se il Dr. Williams, presidente dell'American College of Cardiology e direttore del Dipartimento di Cardiologia alla Rush University Medicai Center di Chicago, sia diventato vegano e consigli la dieta vegana ai suoi pazienti dichiarandone i benefici per la salute.

La dieta vegetariana ormai da anni è altrettanto consigliata dai medici come trattamento del diabete di tipo 2, ovvero il diabete "senile" spesso causato da sovrappeso, eccesso di zuccheri nella dieta e sedentarietà.

La terapia dietetica si fonda sull'elevato contenuto di fibra e quindi verdura, legumi e cereali integrali, ampiamente rappresentati nella dieta basata prevalentemente sui prodotti vegetali. Numerosi studi epidemiologici hanno evidenziato che l'incidenza di gravi patologie quali tumori, obesità, osteoporosi, calcoli e altre patologie già citate è minore nelle persone che hanno un elevato consumo di fibra, vitamina C, folati, minerali e sostanze antiossidanti (carotenoidi, flavonoidi e altri fitocomposti), nutrienti ampiamente rappresentati nella dieta vegetariana.

I risultati di uno degli studi più recenti e vasti, come numero di soggetti compresi, sugli effetti dell'alimentazione vegetariana sulla salute, indicano che rispetto ai soggetti non-vegetariani, i vegetariani osservati durante lo studio hanno sviluppato un minore rischio di cardiopatia ischemica (soprattutto tra gli uomini), tumori del colon-retto e della prostata, obesità, ipertensione, diabete meliito di tipo 2 e artrite reumatoide.

Per la durata dello studio (12 anni) e per la popolazione presa in esame (Avventisti del settimo giorno) i risultati sono ritenuti significativi dal mondo scientifico e concordano con molti studi precedenti. Gli Avventisti, provenienti da comunità statunitensi e canadesi, sono stati oggetto di numerosi studi epidemiologici poiché sono una popolazione notevolmente più omogenea rispetto ad altri gruppi sotto vari aspetti dello stile di vita - come il consumo di sigarette e di alcool assenti per via delle dottrine del credo - che nelle altre popolazioni possono confondere o modificare gli effetti di altri fattori.

Inoltre, sempre per motivazioni legate alla dottrina religiosa che raccomanda pratiche vegetariane, molti sono vegetariani (inclusi i latto-ovo-vegetariani, i semivegetariani, i pesco-vegetariani, ecc.) oppure vegani, e circa metà di essi aderiscono alla dieta onnivora. Questo aspetto offre una possibilità unica di confrontare allo stesso tempo in una popolazione simile gli effetti sulla salute della dieta vegetariana piuttosto che di quella tipica occidentale.

Sui possibili benefici apportati alla salute dalla dieta vegetariana si sono espresse numerose associazioni a livello mondiale: L'Academy of Nutrition and Dietetics, che nel 1987 pubblicò un documento con la propria "posizione ufficiale sulle diete vegetariane" (citata nell'introduzione del libro); il Dipartimento della salute pubblica (HHS) e il Dipartimento dell'agricoltura (USDA) americani attraverso le linee guida che incoraggiano la popolazione a mangiare sano e quindi a base vegetale; l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che nel 2005 evidenziò i benefici rilevati in chi segue diete vegetariane rispetto al rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2 e malattie cardiovascolari.

Negli ultimi trentanni, centinaia di altri studi hanno dimostrato le proprietà salutistiche della dieta vegetariana, tra cui per rilevanza sono citati due studi: European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition study e The China Study. Il primo reclutò 521.000 partecipanti attraverso l'Europa e il secondo, condotto in due fasi, raccolse oltre 13.000 tipi di dati su oltre 15.000 abitanti di tutta la Cina ed è oggi noto a molti per la pubblicazione del libro dall'omonimo titolo che in breve tempo ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.

Diete vegetariane e malattie croniche

Il progresso economico e tecnologico ha modificato lo stile di vita, spingendolo verso attività lavorative e del tempo libero prevalentemente sedentarie, in cui macchine o dispositivi elettronici permettono di realizzare la maggior parte delle nostre azioni.

L'attività fisica giornaliera, intesa come qualsiasi movimento corporeo che interessi la muscolatura scheletrica, si è drasticamente ridotta. Altri aspetti di questo mutato stile di vita riguardano abitudini quali il fumo, il consumo di alcoolici, la precoce e continua esposizione a potenziali cancerogeniLa dieta rimane però uno dei fattori dello stile di vita che maggiormente incidono sullo stato di salute, e oggi è costituita prevalentemente da alimenti trasformati industrialmente e pasti rapidi fuori casa eccedendo in grassi saturi, zuccheri e sale o analoghi (come il glutammato monosodico).

In particolare l'evoluzione dell'industria alimentare ci ha fortemente spinti verso l'utilizzo di prodotti ultra-processati, a sfavore di quelli agricoli e poco lavorati. Risultato: si mangia male e troppo rispetto alle richieste energetiche di un organismo che passa i due terzi della propria giornata seduto ad una scrivania o su un mezzo di trasporto.

Ecco perché le patologie correlate all'alimentazione con più alta incidenza oggi vengono anche dette patologie "da eccesso", configurandosi come condizioni di malnutrizione vere e proprie.

Malattie cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari o cardiopatie sono tra le patologie cronico-degenerative più invalidanti e purtroppo frequenti nei paesi industrializzati e rappresentano la prima causa di morte in USA così come nel nostro paese.

Con la definizione generale di malattie cardiovascolari si intendono tutte le patologie a carico del cuore e dei vasi sanguigni, quindi cardiopatie ischemiche, ipertensione arteriosa, ictus, infarto, angina e quant'altro. Fino a pochi anni fa queste patologie insieme ai tumori rappresentavano le prime due cause di morte in Italia (dati ISTAT), ma nell'attuale scenario demografico le malattie del sistema circolatorio hanno superato i tumori diventando la prima causa di morte sia tra gli uomini che tra le donne. Le prime indagini che portarono ad intuire un collegamento tra dieta e cardiopatie e, in particolar modo, tra queste ed il colesterolo risalgono alle guerre di Corea e Vietnam.

Negli anni successivi al termine dei combattimenti, le autopsie effettuate ai soldati americani caduti sul campo riscontrarono lesioni arteriosclerotiche rilevanti già in età giovane. Al contrario gli Asiatici, nutriti essenzialmente di riso e ortaggi, presentavano delle arterie molto "pulite". Un altro studio degli anni '50, il Framingham Fleart Study, grazie all'osservazione di soggetti cardiopatici, sviluppò per la prima volta un elenco di fattori di rischio che erano presenti in tutti i soggetti, tra cui elevati livelli di colesterolo e ipertensione arteriosa. Gli studi eseguiti fino ad oggi sull'argomento sono una miriade e tutti concordano nell'attribuire alla dieta vegetariana un'azione preventiva per questo tipo di patologie. In una raccolta dei cinque maggiori studi epidemiologici eseguiti in questo campo è stato riscontrato che essere vegetariani dalla nascita riduce l'incidenza di cardiopatia ischemica del 24%.

I fattori che in una dieta vegetariana possono esercitare effetti benefici sui livelli ematici di colesterolo non riguardano solo i ridotti contenuti di grassi saturi, bensì la presenza di sostanze ad azione protettiva come gli steroli vegetali, gli antiossidanti, il potassio ed altri fitocomposti, che agiscono come agenti antinfiammatori riducendo la formazione di placche ateromatose nei vasi.

Obesità

L'obesità fa parte delle malattie croniche su base degenerativa e si correla a un maggior rischio di morte. Non si identifica, quindi, solo come un disagio percepito dal soggetto per le limitazioni fisiche e soprattutto psichiche, ma va considerata come una malattia di gravità variabile a seconda del grado di obesità e concausa di malattie ad essa associate. Nello specifico si può definire come un accumulo di grasso corporeo, che spesso inizia a svilupparsi nell'età infantile.

Il mondo scientifico, attraverso gli studi di maggiore rilevanza eseguiti sugli effetti delle diete sul peso corporeo, indica una minore incidenza di sovrappeso e obesità tra i vegetariani rispetto ai non-vegetariani. Secondo i risultati questa correlazione si spiegherebbe con il maggiore consumo di fibra e di cibi a bassa densità energetica come verdura, frutta, legumi e cereali integrali.

Oggigiorno si assiste ad una epidemia, anzi una vera e propria pandemia per la rapidità con cui si diffonde l'obesità, proprio a causa dell'elevato consumo di cibi ad elevata densità calorica e ricchi di "calorie vuote", ovvero alimenti che forniscono tante calorie e ben pochi nutrienti, oltre a conferire poca sazietà e a provocare elevati picchi di insulina circolante favorendo lo sviluppo dell'obesità.

Proprio in merito all'insulina, l'obesità crea le basi per un'altra patologia cronico-degenerativa, una volta definita come diabete "senile" per la tarda età di apparizione. Purtroppo oggi il diabete mellito si sviluppa anche in età infantile, non ancora definibile una "emergenza sanitaria" di per sé ma piuttosto il sintomo di un problema reale, quale l'obesità.

Diabete mellito di tipo 2

Il diabete mellito di tipo 2, in passato anche definito adulto o senile, è una malattia cronica la cui insorgenza è strettamente collegata a fattori genetici ed individuali, in particolare all'obesità e al sovrappeso, ragione per cui la presenza di tale patologia è sempre più frequente in giovani adulti e in aumento anche tra gli adolescenti.

I dati sono allarmanti: l'Organizzazione Mondiale della Sanità prevede un progressivo aumento dei soggetti diabetici, sino ad un raddoppio nel 2025. Lo stile di vita della società moderna caratterizzato da poca attività fisica ed un'alimentazione sbilanciata verso l'eccesso portano ad un incremento del numero di persone sovrappeso od obese favorendo l'insorgenza del diabete in soggetti geneticamente predisposti.

Confrontando soggetti con alimentazione vegetariana e non-vegetariana, sempre nello studio eseguito sugli Avventisti, è stato riscontrato che i primi hanno un rischio oltre 2 volte inferiore rispetto ai coetanei non-vegetariani di sviluppare diabete. Numerosi altri studi hanno osservato un'associazione positiva tra assunzione di prodotti animali, in particolare di carne rossa, e rischio di diabete; altri hanno dimostrato come il trattamento del diabete di tipo 2, mediante diete vegetariane abbia risultati migliori rispetto a quelli ottenuti mediante le linee guida alimentari dell'American Diabetes Association.

Il fattore protettivo delle diete vegetariane per il diabete è da individuare in un carico glicemico inferiore - ovvero la capacità di un pasto completo di innalzare la glicemia - dovuto alla presenza di carboidrati complessi e alimenti ricchi di fibra. Questo concetto è analogo a quello di "densità energetica", nel senso che gli alimenti a basso indice glicemico spesso sono anche quelli a bassa densità energetica. In questi studi si fa riferimento infatti al consumo frequente di cereali integrali, legumi, verdura, frutta secca e fresca, tutti buone fonti di fibra. Elevate assunzioni di questi alimenti sono associati ad un miglior controllo glicemico, sia in individui sani che in individui con insulino-resistenza, che dunque hanno un rischio notevole di sviluppare diabete.

Osteoporosi

L'osteoporosi è una malattia tipica dell'età senile che interessa in particolare la popolazione femminile una volta terminata la fase fertile (menopausa). Erroneamente è comune pensare che sia sufficiente l'abbondante consumo di latticini e/o l'uso di integratori di calcio e vitamina D per preservare l'integrità dell'osso. In realtà esistono molti altri fattori che influenzano maggiormente la salute del nostro scheletro, tra cui la composizione della dieta e l'attività fisica svolta, più che la semplice assunzione di specifici nutrienti. Si è visto infatti che l'incidenza più alta di questa malattia si ha, paradossalmente, nei Paesi con il più alto consumo di latticini! La questione è facilmente comprensibile se si considera che i fattori che concorrono alla riduzione della densità ossea sono molteplici: oltre all'attività fisica, il contenuto di proteine animali nella dieta, il consumo di alcolici, il fumo di sigaretta e l'esposizione alla luce solare. Proprio quest'ultima spiegherebbe con grande probabilità i tassi di osteoporosi dei Paesi occidentali, di gran lunga più elevati dei Paesi del Sud del mondo, benché l'assunzione di calcio sia molto scarsa.

L'osteoporosi può essere classificata all'interno delle malattie da "eccesso" o del benessere, per l'eccessivo consumo di proteine di origine animale ed in particolare di latticini, e per lo stile di vita sedentario tipico della nostra società.

Cancro

I tumori rappresentano la seconda causa di morte in Italia e nel mondo e quelli che si sviluppano con più frequenza riguardano il colon-retto in ambo i sessi (14%), la prostata tra gli uomini (20%) e la mammella (13%) nelle donne.

Da molti anni si studia la possibile relazione tra tumori e fattori di rischio, in special modo quelli alimentari. È risultato che la dieta può influenzare per circa il 30-35% lo sviluppo dei tumori, ma nello specifico, proprio per i tumori più diffusi, l'associazione tra alimentazione e mortalità arriva addirittura al 50% per la mammella, 70% per il colon-retto e addirittura 75% per il tumore alla prostata (dati forniti da Associazione italiana registri tumori - AIRTUM). Recentemente è stata pubblicata una "review" (uno studio che raggruppa i risultati di più ricerche sullo stesso argomento) che indica una sorta di linee guida per la prevenzione dei tumori (delineate dal World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research - WCRF/AICR).

In 6 punti fondamentali si evidenzia la migliore strategia preventiva:

  • evitare le carni rosse e processate (affettati e insaccati), causa di un aumentato rischio di tumore colonrettale pari al 28% per la carne e 21% per gli affettati;
  • evitare carni (carne rossa, bianca e pesce) cotte ad alte temperature come la grigliatura, la frittura, l'arrostimento;
  • utilizzare la soia e/o prodotti derivati dalla soia in sostituzione alla carne, per l'azione protettiva degli isoflavoni della soia nei confronti del cancro al seno;
  •  limitare i latticini, i formaggi e l'uso di integratori di calcio, responsabili di un aumentato rischio di cancro alla prostata, ma preferire alimenti vegetali ricchi di calcio;
  • evitare o limitare alcolici;
  • aumentare il consumo di frutta e verdura per ridurre il rischio di differenti forme tumorali e preferire una alimentazione basata su prodotti vegetali.

 Non sorprende quindi che i vegetariani, la cui dieta soddisfa naturalmente la gran parte di tali requisiti, si collochino ai livelli più bassi di rischio di cancro.

E ancora...

Le diete vegetariane hanno effetti salutistici per infinite altre patologie o disturbi. Ad esempio grazie all'elevato contenuto di fibra, sono considerate il fattore protettivo più importante nei confronti della malattia diverticolare, presente nei due terzi della popolazione oltre gli 80 anni e causa di sintomi dolorosi.

Inoltre prevengono la stipsi, regolarizzando la funzionalità intestinale; riducono del 50% il rischio di calcoli della colecisti; riducono il rischio di sviluppare artrite, artrosi, demenza e malattia di Parkinson, malattie degenerative gravemente invalidanti.

 

 

Tratto da "Alimentazione Vegetariana e Vegana per Sportivi", Francesca Bicocca e Matteo Vandoni. Calzetti Mariucci Editori.